Jun 02 2002
Da La Repubblica, Torino: Una discesa iridata per salvare il Sesia, di Rita Cola
Manifestanti da cinque continenti. I mondiali di canoa sono anche l’occasione per lanciare una campagna internazionale in difesa del fiume
SCOPELLO - Frederic Gilardone, una vita tra Parigi e Roma e una passione nel cuore che lo porta sempre a Campertogno, alta Valsesia, ai piedi del Monte Rosa, in una casa dei sogni costruita dagli avi, scarta un pacco proveniente dalla Bretagna. C’è uno striscione: «Il Sesia è da salvare. Save the river». Insieme c’è una lettera di solidarietà. On line, il richiamo del Comitato per la Tutela del Fiume Sesia e dei suoi Affluenti ha raccolto adesioni da ogni parte del mondo, Nuova Zelanda compresa.
In centocinquanta, dall’Islanda e dal Sud Africa, hanno affidato al servizio postale uno striscione. Altri, per timore che le poste non facessero in tempo il loro dovere, hanno mandato una email con il testo da scrivere per essere presenti oggi, quando, contemporaneamente alla gara di canoa discesa sprint individuale, nei Campionati mondiali che si concludono oggi su questo pezzo di fiume - quattrocento metri alla massima adrenalina - una grande ola, un argine umano di scritte multicolori e di braccia di volontari alzate lancerà il suo grido di dolore: «Salvate il Sesia». Non basta guardare questo fiume color cielo, per capirne il tormento. Qualche cifra per rendere l’idea? Quindici progetti di microcentrali private, nove di captazione Enel per produrre energia idroelettrica. Due di questi, al comune di Mollia («Ma può un comune di settantasette abitanti decidere di uccidere un fiume?», si chiedono) ed in frazione Morra di Varallo Sesia, in avanzato stato di progettazione. Oggi, i mondiali di canoa offrono una grande opportunità di sensibilizzazione, ma domani? Alberto Smuraglia, della scuola di canoa Hidronica, è del partito dei disincantati, ma non si arrende alla lotta: «Devono saperlo. Siamo disposti a tutto. Se necessario, anche a piazzarci davanti alle ruspe».
In Valsesia è accaduto che associazioni sportive di canoa, di pescatori, comuni, semplici cittadini, si siano uniti avendo ben chiaro lo stesso obiettivo. Arturo Pugno è il presidente del Comitato ed anche dell’associazione dei pescatori. È un uomo concreto: «Le amministrazioni devono decidere, essere più incisive. Non si può dire a qualcuno: ti strozzo un pochino, ti lascio respirare appena.» Giancarlo Zamboni, sindaco di Quarona da 27 anni, propone: «Perché non aggregare cinque comuni e chiedere una legge regionale per istituire un parco fluviale lungo il Sesia?» La proposta piacerebbe, ma chi conosce bene gli abitanti schivi della Valsesia ha paura. «Rischiamo di perdere - sottolinea ancora Alberto Smuraglia - di non essere capiti. Qui, la parola parco fa paura». Perché, cosa strana, attorno al Sesia si mobilitano da ogni parte del pianeta, mentre sul posto certi concetti fanno molta fatica a mettere radici. Perché? Chissà.
Molte interpretazioni, vari interrogativi. C’è chi, come «Valsesiaenergia», vuole costruire le centrali e chi, come Francesco Pastorelli e Fabio Balocco della Cipra (Commissione Internazionale Protezione Alpi), spiega che non sempre lasciar perdere il petrolio e cercare energia pulita significa un bene per l’ambiente. Fatti i calcoli (il geologo Andrea Bavestrelli ha redatto un articolato studio), emerge che proprio non conviene produrre energia elettrica dalle acque del Sesia. Limpide e chiare, a detta di sportivi affascinati ed innamorati di esperienze very wild, è uno dei posti migliori d’Europa. Lo sa bene Pietro Berga, trentotto anni, trenta passati sul fiume: «È un posto fantastico. Distruggerlo, proprio non ha senso».
