Jun 02 2002

Da La Repubblica, Torino: Una discesa iridata per salvare il Sesia, di Rita Cola

Pubblicato da alfaggio in Rassegna Stampa

Manifestanti da cinque continenti. I mondiali di canoa sono anche l’occasione per lanciare una campagna internazionale in difesa del fiume

SCOPELLO - Frederic Gilardone, una vita tra Parigi e Roma e una passione nel cuore che lo porta sempre a Campertogno, alta Valsesia, ai piedi del Monte Rosa, in una casa dei sogni costruita dagli avi, scarta un pacco proveniente dalla Bretagna. C’è uno striscione: «Il Sesia è da salvare. Save the river». Insieme c’è una lettera di solidarietà. On line, il richiamo del Comitato per la Tutela del Fiume Sesia e dei suoi Affluenti ha raccolto adesioni da ogni parte del mondo, Nuova Zelanda compresa.
In centocinquanta, dall’Islanda e dal Sud Africa, hanno affidato al servizio postale uno striscione. Altri, per timore che le poste non facessero in tempo il loro dovere, hanno mandato una email con il testo da scrivere per essere presenti oggi, quando, contemporaneamente alla gara di canoa discesa sprint individuale, nei Campionati mondiali che si concludono oggi su questo pezzo di fiume - quattrocento metri alla massima adrenalina - una grande ola, un argine umano di scritte multicolori e di braccia di volontari alzate lancerà il suo grido di dolore: «Salvate il Sesia». Non basta guardare questo fiume color cielo, per capirne il tormento. Qualche cifra per rendere l’idea? Quindici progetti di microcentrali private, nove di captazione Enel per produrre energia idroelettrica. Due di questi, al comune di Mollia («Ma può un comune di settantasette abitanti decidere di uccidere un fiume?», si chiedono) ed in frazione Morra di Varallo Sesia, in avanzato stato di progettazione. Oggi, i mondiali di canoa offrono una grande opportunità di sensibilizzazione, ma domani? Alberto Smuraglia, della scuola di canoa Hidronica, è del partito dei disincantati, ma non si arrende alla lotta: «Devono saperlo. Siamo disposti a tutto. Se necessario, anche a piazzarci davanti alle ruspe».
In Valsesia è accaduto che associazioni sportive di canoa, di pescatori, comuni, semplici cittadini, si siano uniti avendo ben chiaro lo stesso obiettivo. Arturo Pugno è il presidente del Comitato ed anche dell’associazione dei pescatori. È un uomo concreto: «Le amministrazioni devono decidere, essere più incisive. Non si può dire a qualcuno: ti strozzo un pochino, ti lascio respirare appena.» Giancarlo Zamboni, sindaco di Quarona da 27 anni, propone: «Perché non aggregare cinque comuni e chiedere una legge regionale per istituire un parco fluviale lungo il Sesia?» La proposta piacerebbe, ma chi conosce bene gli abitanti schivi della Valsesia ha paura. «Rischiamo di perdere - sottolinea ancora Alberto Smuraglia - di non essere capiti. Qui, la parola parco fa paura». Perché, cosa strana, attorno al Sesia si mobilitano da ogni parte del pianeta, mentre sul posto certi concetti fanno molta fatica a mettere radici. Perché? Chissà.
Molte interpretazioni, vari interrogativi. C’è chi, come «Valsesiaenergia», vuole costruire le centrali e chi, come Francesco Pastorelli e Fabio Balocco della Cipra (Commissione Internazionale Protezione Alpi), spiega che non sempre lasciar perdere il petrolio e cercare energia pulita significa un bene per l’ambiente. Fatti i calcoli (il geologo Andrea Bavestrelli ha redatto un articolato studio), emerge che proprio non conviene produrre energia elettrica dalle acque del Sesia. Limpide e chiare, a detta di sportivi affascinati ed innamorati di esperienze very wild, è uno dei posti migliori d’Europa. Lo sa bene Pietro Berga, trentotto anni, trenta passati sul fiume: «È un posto fantastico. Distruggerlo, proprio non ha senso».

Jun 01 2002

Temi e Poesie sul Sesia, dal Palco dei Mondiali di Canoa 2002

(A cura della sezione giovanile del CAI di Varallo, Sabato 1 giugno 2002)

Era lei, l’amabil sesia, - la divina creatura

La più bella tra le belle; - un portento di natura;

un regal dal ciel piovuto. – Era lei il più bel fiore

del giardino; e, quasi un nume, - sol per lei v’era splendore.

Era lei, la diva Sesia, - cui nessun garzone osava

fissar l’occhio di gazzella – e baciar la chioma flava:

poiché Sesia possedeva i più splendidi capelli:

talchè fino i solitari, meschinissimi alberelli,

sussurravan fra lor stessi: “non vi è bionda sì divina;

vanne, o Sesia, va Superba! – che ogni uomo a te s’inchina”

Era così che lo ricordava Pinet Turlo, famoso poeta grignaschese, è così che l’hanno visto e continuano a vederlo la gente che è nata o che comunque vive sulle sue sponde. Tanta gente trova nella sua valle la pace e la quiete che solo una valle incantata può donare. Potremmo passare ore o giorni interi a descrivere le meraviglie della valle del Monte Rosa e del suo fiume che l’attraversa, ma non riusciremmo comunque a trasmettere quello che si prova a vivere sulle sue rive immersi nella natura.

Il Sesia, questo piccolo grande fiume, potesse raccontarci tutto quello che ha visto, scriveremmo pagine e pagine di storia se è vero come dicono gli studiosi che un popolo si giudica dalla propria storia: noi ci chiediamo perché dobbiamo distruggere tutto questo?

Ma il progresso non è quello strumento che dovrebbe farci vivere in un modo migliore?

Non ci possiamo permettere di sbarrare il fiume che il poeta definisce la più bella tra le belle vanificando così non solo il ricordo del fiume ma anche gli ecosistemi che da milioni di anni interagiscono tra loro guidati

da una natura che controlla sempre gli eventi

Perché non annulliamo invece il progetto dello sbarramento, che anziché aiutare l’ambiente lo sconvolge recando danni incalcolabili e creando pericoli imprevedibili, e cerchiamo invece di migliorare l’ambiente in cui viviamo?

Per tutto questo noi vi chiediamo: aiutateci a salvare il fiume e tutti gli animali, aiutateci a lasciare che il Sesia segua il suo corso come vuole la natura.

di ANDREA MAGRI

L’ambiente è una risorsa importante x l’uomo, ma nonostante questo lo rovina sempre in vari modi. Uno di questi è l’inquinamento, gli sbarramenti che vengono quotidianamente fatti nel fiume. Volevo soffermarmi sul nostro fiume, il fiume Sesia, che secondo me e molte xsone che lo conoscono è 1 dei fiumi + belli del mondo.

Ogni anno il fiume Sesia porta turisti, soprattutto canoisti, pescatori, ambientalisti, ma anke semplici xsone che vengono ad ammirare questa stupenda valle. Quindi è un modo x noi ragazzi di conoscere nuove persone, imparare nuove culture e nuovi modi di vivere.

Vi chiedo x favore di portare più rispetto x il nostro fiume che è una delle maggiori risorse della nostra valle, la Valsesia.

di ERICA DUCA

E’ bello quando si va in montagna vedere il Sesia che scorre e sentire lo scroscio dell’acqua.

Perché bisogna rovinarlo costruendo minacciose dighe sfruttando l’acqua per avere l’energia elettrica?

Noi pensiamo che il Sesia dovrebbe rimanere com’è sempre stato e com’è al giorno d’oggi per sentire sempre quel suo canto allegro e vivace.

Perciò il Sesia rimane e rimarrà sempre così.

da ANDREA e LUCA

Per prima cosa voglio dire che nesuno mi ha obbligato a venire qua stasera a parlarvi, ma che l’ho fatto di mia volontà, perché non voglio vedere sparire questo fiume, perché se va modificato deve essere lui stesso a modificarsi.

In seguito, vi vorrei far notare che del Comitato per la tutela del fiume Sesia e dei suoi affluenti fanno parte esponenti d’associazioni sportive o commerciali che hanno lo stesso a cuore il continuare a tenere al suo primo posto in Piemonte la naturalità del Sesia. La Naturalità di cui parlo consiste in uno stato in cui sbarramenti, briglie e arginature spondali sono pressochè nulle e dove la fauna è libera di vivere senza disturbi.

Le sponde del Sesia e tutta la Valle richiamano un grande interesse naturalistico e sportivo. Alcune delle più grandi attrattive sono, infatti gli sport d’acqua viva, ovvero canoa, rafting, torrentismo, ed hidrospeed; e la pesca sportiva, praticata su tutte le sponde del Sesia e dei suoi affluenti.

Tutte queste attività verrebbero sicuramente rovinate se gli interessi di qualcuno si realizzassero e non posso credere che questi signori restino insensibili a tutto ciò. Io, come gli altri ragazzi della Valle, non riesco nemmeno a immaginare un Sesia con sbarramenti e dighe.

Vi è anche il problema che, per costruire queste deviazioni si dovrebbe disboscare tutt’attorno, creando caos nella fauna boschiva , nonchè modificare oltremodo il letto del fiume che in questo modo potrebbe rompere gli argini anche solo per un semplice temporale.

C’è anche il problema dell’inquinamento che verrebbe prodotto per erigere questi sbarramenti con consequenziale morte di buona parte dei pesci ed un notevole peggioramento dell’estetica fluviale.

Certa gente non vuole proprio capire che il Sesia è il presente, ma soprattutto il futuro della Valle perché permette di organizzare manifestazioni come quella per cui siamo riuniti ed attira persone da tutto il Mondo creando così scambi culturali e favorendo l’economia delle montagne, che si stanno impoverendo a causa del continuo spopolamento ed il Sesia è una delle cose che richiamano nella Valle villeggianti che, in estate, vivono con le loro famiglie piacevoli e rilassanti gite e si tuffano nelle sue splendide acque; inoltre il Sesia è una delle attrattive che, con la sua bellezza, impedisce di andarsene alle persone che ancora vivono qui.

A proposito di bellezza, provate a immaginare il Sesia con acque scarse e torbide, con dighe e sbarramenti, con gli alberi sulle rive abbattuti e con il continuo frastuono provocato dalle centrali. Io non ci riesco.

Spero che questo mio appello, a capire la poesia del fiume così com’è, raggiunga chi di dovere e che questi signori sacrifichino i loro interessi a favore del fiume e di tutto il suo ecosisitema.

di DIEGO MARTINOIA

Se voi siete qui stasera è solo per un motivo: salvare il Sesia

E quindi vi chiedo di impedire questo disastro, questa ingiustizia, questo nonsenso. E venire qui con noi a protestare, a dire di no, anche da molto lontano.

Il fiume è vita; lo era per i nostri nonni, lo è oggi per noi.

Fate in modo che lo sia per me più tardi.

Ditelo tutti insieme, in tutte le lingue:

Salviamo il Sesia,

Save the Sesia,

Sauvon la Sesia !

di JACQUES GILARDONE

Natura! Colei che ci ha creato

Grande signora che tutto ha formato

Per lei furono gli alberi e i monti lontani

Per lei furono i nostri occhi e le nostre mani,

l’eterno silenzio di cielo e universo.

Ma il fiume da tutto è diverso

Fiume di acque, pietre e riflessi al sole

Sulle sue rive crescono gli alberi e le viole.

La corsa del fiume, la gioia delle cascate,

giochi di schiuma come le ali delle fate.

Dobbiamo vivere senza sfrattare

Quello che la natura ha saputo creare.

Il Sesia è un fiume pulito, non inquinato,

dalle dighe non deve essere sbarrato.

di ELENA MURGOLO

Come molti sanno, negli ultimi tempi il Sesia ha subito degli sbarramenti e incanalamenti che sono serviti a produrre energia idroelettrica ed altri sono progettati per il futuro.

Ciò comporterà un cambiamento della portata del fiume e di conseguenza anche del suo ecosistema.

Tutto questo andrebbe a sfavore del turismo perché alcuni visitatori vengono in Valsesia per far canoatorrentismo, pesca o semplicemente per ammirare questa valle, così verde e naturale; è per questo che diciamo no agli sbarramenti.

di LUCA CUMBO

May 27 2002

Lettera dal Comitato Permanente Per la difesa delle Acque del Trentino

Pubblicato da alfaggio in Documenti Ricevuti

MANIFESTAZIONI PER IL SESIA

Il Comitato Permanente per la Difesa delle Acque del Trentino esprime la propria piena condivisione alla protesta contro questa ennesima iniziativa volta a depauperare le risorse primarie del nostro paese. Se la questione energetica ha valore strategico per l’economia, le risorse primarie come le acque superficiali sono l’oro del nostro presente, ma ancora di piu’ lo saranno nel futuro. Asservire lo sfruttamento di questa risorsa rinnovabile a interessi circoscritti ed in modo intensivo (interessi economici forti) rende l’idroelettrico impattante quanto qualsiasi altra produzione energetica da fonte fossile.

Il degrado del reticolo idrografico alpino e’ testimoniato dagli studi CIPRA e da varie altri fonti di cui a recenti convegni. I fiumi allo stato naturale sono ormai una rarita’, quindi essi assumono maggiore importanza sia per le ragioni economiche (attrattiva turistica, serbatoi per il domani di acqua buona e rinnovabile e come vasti depuratori dalla capacita’ artificialmente non ripetibile), che per quelle sociali e ambientali. Il Sesia e’ fonte di lavoro per molti giovani “liberi” nella iniziativa imprenditoriale; togliere l’acqua al Sesia significa togliere lavoro a questi giovani, a questi popolazioni, impoverendo questi luoghi. Il turismo, per durare, non puo’ che essere a bassa intensita’, quindi basarsi sulle risorse naturali e non su investimenti virtuali. E’ meglio un fiume come il Sesia che non un parco giochi acquatico. E’ meglio una valle con poche case utilizzate per molti mesi all’anno che tanti edifici sempre vuoti. E se non vogliamo dover fare i conti con orde di “cittadini urbanizzati” incivili e assetati di natura (quindi invadenti) serve che brandelli di naturalita’ siano diffusi per esercitare l’uomo a ricordare come e’ la vita vera.

In Trentino siamo arrivati attraverso un alleanza strategica, di tutte le componenti sociali e di valli, alla moratoria di nuove iniziative idroelettriche, alla introduzione generalizzata del deflusso minimo vitale valida anche per le concessioni in essere, alla ristesura del Piano di Utilizzazione delle Acque Pubbliche facendo sedere al tavolo di concertazione non solo gli interessi forti (ENEL, ecc), ma anche le rappresentanze piu’ piccole (le associazioni). Questa dispersione e’ una debolezza contrattuale, ma e’ anche il migliore fattore di controllo diffuso sul territorio per monitorare le acque: i canoisti sono degli indicatori ambientali capaci di descrive lo stato di salute delle acque - i pescatori sono capillarmente diffusi e testimoni di ogni intrusione o degrado del reticolo idrografico, le comunita’ di valle o di zona sono il miglior presidio per conoscere input e output del bilancio idrico, ecc. Questa dispersione diventa fattore vincente con alleanze strategiche, ma al costo di enorme impegno personale.

La nostra esperienza e’ vincente e per quanto potra’ essere utile sara’ anche al vostro servizio. Ricordatevene anche quando la vostra emergenza sara’ terminata.

Cordiali saluti da Fulvio Forrer

Ex Vicepresidente Canoa Club Trento (93-96),
membro del Comitato Permanente per la difesa delle Acque del Trentino,
Presidente INU Trentino e membro Consiglio Direttivo CIPRA Italia

 

 

 

 

Lunedì 27 maggio 2002

May 27 2002

Lettera di Shaun Baker alla Valsesia

Pubblicato da alfaggio in Documenti Ricevuti

From: Shaun Baker.


Guinness World Record holder (x4) for whitewater and waterfalls.


For me, Valsesia is one of the world’s most beautiful regions. Almost untouched by time, this Alpine oasis lives on as a symbol of man living in harmony with nature. I have spent many occasions battling with the ferocious whitewater of its valleys and at the end of each day feeling honored to have been allowed to survive.

In this world, rivers such as the Sesia are truly “few and far between”, and thus attract lovers of whitewater and the outdoors from hundreds, if not thousands, of miles around. Even if only visited once in a lifetime, Valsesia quickly establishes memories both of the awesome power of nature and the tranquility of an environment and rivers offering something for everyone… A magical area that has done nothing to deserve it’s own destruction.

Some things are best left untouched… When we are dead and gone, let us leave this for our children.


Mon, 27 May 2002

May 04 2002

Da La Rivista della Montagna: articolo di Maurizio Bernasconi

Operazione Mondiali 2002

Il mondo dei canoisti è in fermento.

Dal 29 maggio al 2 giugno sul Sesia, in Piemonte, nel tratto fra Pila e Scopa, si

svolgeranno i XXIII Campionati Mondiali di Discesa Canoa e Kayak, un avvenimento a

scadenza biennale molto importante per tutti i canoisti. Gli organizzatori mirano a

raggiungere la quota di 35 squadre partecipanti anche grazie a iniziative di ospitalità che

faciliteranno l’adesione di paesi e concorrenti meritevoli ma lontani e meno ricchi. Gli atleti

italiani sono attesi con interesse grazie ai numerosi titoli mondiali e olimpici degli ultimi

anni. Vi sarebbero certo numerosi dettagli da conoscere sulla gara, la sua storia e sul

mondo della canoa; per questo si consiglia il bel sito dell’organizzazione

www.wild-water.org, dove si troveranno informazioni: sui partecipanti, sugli orari delle

gare e delle manifestazioni collaterali, sui risultati. Precedenti edizioni dei mondiali si

sono svolte in Val d’Isère, a Spittal, a Merano sul Passirio, sul Noce, a Muotathal, a

Skopie, in Canada, in Inghilterra e in parecchi altri luoghi che da allora sono diventati

mitici fra i canoisti. Chi ha avuto la fortuna di partecipare a una di queste bellissime e

intense competizioni ha indelebilmente impressa la memoria di tali luoghi e lo stesso sarà

per la Valsesia.

CONTRO LE DIGHE

Questa volta, ai motivi di interesse sportivo si aggiunge una grande iniziativa

internazionale di salvaguardia del Sesia denominata OPERAZIONE MONDIALE. Sfruttando

l’eccezionale opportunità data dalla presenza di reti televisive e giornalisti si vuole far

conoscere al mondo intero che il Sesia e numerosi altri torrenti sono minacciati dalla

proliferazione di sbarramenti idroelettrici che stanno distruggendo il poco che resta di un

patrimonio naturale già intensamente sacrificato alla produzione di energia. I fiumaroli, in

questa veste ambientalista, attraverso il coordinamento di responsabili nei vari paesi

europei e oltre, hanno coinvolto migliaia di sostenitori i quali parteciperanno di persona

oppure invieranno le bandiere dei clubs da tutto il mondo con la scritta “Salviamo il Sesia”.

Si tratta di un intervento non violento, determinato ma festoso nel segno delle acque

pulite, libere e selvagge. Gli interessati possono aderire all’iniziativa attraverso

www.superspazio.it contattando Fred Gilardone o Alberto Faggioni.

In Piemonte esiste un Coordinamento dei comitati piemontesi che combattono con

decisione da tempo per salvare alcuni fiumi. Anche in Spagna si è creata un’opposizione ai

cento impianti programmati col finanziamento europeo che si è mossa con una Marcia su

Brusselles di 2000 km e arrivo in settembre 2001. In Francia, per fare un altro esempio, a

Saint-Christophe en Oisans (Isère), il 25 e 26 maggio 2002, nel segno della convivialità, si

terrà un week end di riflessione sui valori del canoismo e sul patrimonio vivente da

conoscere e valorizzare, in prospettiva di azioni future (info Stéfane Roux:

04.76.26.35.51). Ma in molte altre zone la costruzione indiscriminata di sbarramenti

prosegue nel silenzio quasi generale, come in Valle Anzasca con lavori ultimati. Per questo

adesso, anche se con qualche ritardo, si cerca di mettere in campo la forza d’urto numerica

dei canoisti. Tutte le regioni alpine posseggono una vivace attività sportiva lungo fiumi e

torrenti e, nell’arco che va dalla Provenza alla Slovenia vivono la maggior parte dei

campioni che si contenderanno le medaglie. Ma i Campionati avranno un’eco ben più vasta.

In paesi come Canada, USA, Nuova Zelanda e nell’Europa orientale gli appassionati dei

fiumi sono molti e, come altre affini tradizioni di plein air e di educazione sportiva e

ambientale, anche il canoismo è un comportamento conosciuto e abbastanza diffuso alla

generalità delle persone. In questi paesi esistono produttori di canoe, club, scuole,

pubblicazioni, raduni e una produzione documentaristica specializzata. Inoltre le canoe non

sono più oggetti misteriosi in nessun luogo; ovunque vi siano fiumi è arrivata da tempo la

tecnica del kayak e possiamo per esempio noleggiarne uno, non solo nei centri sparsi su

tutti i torrenti alpini, ma ovunque in Europa e anche nel Caucaso o sul Gange a Rishikesh,

in un villaggio della Cordigliera andina, sul Giordano o sullo Zambesi, insomma

dappertutto. Come in altri sport agonistici, per la verità, gli exploit professionistici e

irraggiungibili dei campioni con alcuni eccessi extrasportivi che è difficile amare, sembrano

talvolta estranei al gusto diportistico della massa e a un criterio più saggiamente

salutistico. Tuttavia i Campionati calamiteranno l’attenzione di molta gente in tutto il

Mondo e saranno un’occasione per mostrare l’immagine di acque pure e lucenti, di giovani

pagaiatori senza anelli al naso ma apprezzabilmente coraggiosi (specie se vi sarà la forte

portata prevedibile in giugno) e di uno stile di vita nel quale la presenza reale di un bel

fiume acquista finalmente il suo valore. Nella zona ci si aspetta un positivo effetto per il

turismo giacché naturalmente vi saranno anche dei nuovi osservatori che avranno

occasione di conoscere il Sesia, il Piemonte e gli sport fluviali. Questo si collega anche alla

concessione di finanziamenti pubblici per alcune opere di adeguamento in valle.

COSA SI E’ FATTO IN VALSESIA

La prima gara di canoa sul Sesia risale al 1963, un’epoca pionieristica. Da allora si

svolgono gare di discesa, gare di alto corso, di rafting, raduni come quello memorabile

dell’Alpin Kayak di Monaco che aveva raccolto gente da tutto il mondo, compreso

giapponesi. Sul Sesia è stata fondata nel 1978 la prima scuola di canoa italiana, sono stati

girati film e riprese televisive che hanno fatto conoscere il fiume. Soprattutto nei giorni

festivi il via vai di canoe è intenso e abbastanza impressionante. Parecchi canoisti sono

diventati frequentatori abituali della valle fino al punto di comprare abitazioni e, in

qualche caso, diventare dei residenti. Nel tempo si è consolidata la reputazione di un

fiume perfetto per gli sport fluviali e bellissimo che, da aprile a luglio, merita un viaggio di

mille chilometri per mettervi la propria canoa. Oggi vi operano parecchie organizzazioni che

propongono escursioni ai turisti e vi hanno operato come istruttori degli atleti provenienti

da vari paesi fra cui Zimbawe, Australia, Argentina, Messico, Nepal. La possibilità di

sviluppare ulteriormente questo settore è enorme anche perché purtroppo molti altri

percorsi in Europa sono stati nel frattempo completamente cementificati.

Il Comitato per la tutela del fiume Sesia e dei suoi affluenti.

Su iniziativa di sei scuole di canoa e rafting, del Canoa Club Valsesia e dell’Associazione

Valsesiana Pescatori Sportivi si è costituito un comitato quando nel 2000 ci si è resi conto

che una ventina di impianti avevano ottenuto le concessioni alla captazione di acque ad

uso idroelettrico. In effetti nel 1985 l’ENEL aveva predisposto un programma di

sfruttamento che coinvolgeva quasi tutta la valle, ciò aveva bloccato fortunatamente per

quindici anni le ipotesi di altre dighe. Coinvolgendo la popolazione, un primo storico

comitato aveva subito contrastato in modo piuttosto energico la svolta idroelettrica

proponendo invece un’alternativa di sviluppo che favorisse le peculiarità dei luoghi. Ma

quando l’ENEL ha rinunciato ai suoi progetti, gli autoprodutttori privati hanno cominciato a

proporre i piccoli sbarramenti sperando di accaparrarsi cospicui finanziamenti legati alle

fonti di energia rinnovabili e godendo di agevolazioni e condizioni tariffarie

straordinariamente favorevoli (agevolazioni oggi ridimensionate). Comprendendo che un

gran numero di piccole installazioni potrebbe paradossalmente rivelarsi anche più

invadente di un grosso bacino, il Comitato ha subito chiesto la realizzazione di uno studio

di compatibilità ambientale sugli usi plurimi delle acque: potabilità, stabilità idrogeologica,

irrigazione, energia, smaltimento reflui organici, fruizione ricreativa ecc. Dopo più di un

anno la Regione e la Provincia hanno accettato di appaltare e finanziare con 200 milioni di

lire questo studio, prendendo sembrerebbe anche in qualche considerazione la logica

richiesta del Comitato di stabilire una forma di moratoria o sospensione delle costruzioni

in alveo durante le fasi di studio (4 anni?). Il Comitato ha sollecitato positivamente

interpellanze al Consiglio Regionale, al Parlamento di Roma e ha ottenuto l’attenzione del

presidente della Commissione Ambiente della Comunità Europea. Nel frattempo si è

costituito in Piemonte un coordinamento dei comitati spontanei che si sono formati in

tutte le valli, infatti l’esigenza di energia “pulita” per limitare l’uso di petrolio ha lanciato

un centinaio di sbarramenti; proposti da privati e da società miste. Ma già negli anni

trenta i progettisti di centrali idroelettriche (come l’Ing.Omodeo) ammettevano di aver

esaurito lo sfruttamento dei siti davvero produttivi con circa l’80% di acque incanalate.

Oggi si raschia il fondo per produrre quantità irrisorie di elettricità con la distruzione degli

ultimi corsi d’acqua superstiti. Non c’è niente da fare se non: risparmio energetico,

fotovoltaico e soprattutto un diverso stile di vita (anche forse più divertente). Al Comitato

valsesiano hanno aderito per prime le Federazioni Canoistiche Svizzera e Tedesca, la

Comunità Montana Valsesia, il Comune di Varallo, poi il gruppo organizzatore dei

Campionati del Mondo del 2002 e via via la F I C K e molte altre federazioni nazionali,

moltissimi club e centinaia di canoisti di tutto il mondo. Nel gennaio 2002 ha aderito il

Club Alpino di Varallo e si prevede di intensificare l’azione localmente con interventi nelle

scuole, affissioni e altre iniziative.

Gli Enti preposti ad autorizzare la costruzione di una diga sono molti e può succedere che

il Servizio risorse idriche dell’Assessorato provinciale conceda l’uso di acque per esempio a

Morca (Varallo) per una diga posizionata in un luogo che l’Autorità di Bacino del fiume Po

considera area a rischio idrogeologico molto elevato (8 nov. 2001). Opporsi a un progetto,

o anche solo cercare di capire quel che sta succedendo, diventa ancora più difficile se il

proponente è una società mista di cui fa parte la Regione. I costruttori e i progettisti

hanno dimostrato di saper frequentare i meccanismi dell’Amministrazione con perfetta

naturalezza e certamente senza le difficoltà che incontra un ingenuo gruppo di cittadini

poco “sgamati”. Quelli che vorrebbero lasciare ai propri figli la possibilità di vedere come è

fatto un fiume devono approfondire le buone conoscenze naturalistiche e geologiche per

contrastare la diffusa tendenza a voler credere che la gestione del territorio sia

unicamente una questione di appalti e di cemento armato. In più sembra utile un minimo

di competenza burocratica e di scaltrezza per non annegare subito nelle paludi limacciose

del Cocito e del Flegetonte. L’esito della battaglia è incerto e qualcuno aspetta che

passino i Mondiali per ricominciare a muovere le ruspe.

Chi si oppone alle dighe sul Sesia non è ancora riuscito ovviamente a convincere delle sue

buone ragioni proprio tutti: non ha convinto purtroppo i costruttori; non ha convinto alcuni

fra i politici i quali forse per questo non sembrano troppo appassionarsi all’argomento; non

ha saputo convincere certi funzionari, veramente importanti, di uffici nei quali

imperscrutabili iter decidono se una diga si farà oppure no; e non ha convinto nemmeno il

cento per cento della popolazione, non quelli almeno, convinti che le dighe porteranno

lavoro. L’unica cosa in cui è riuscito fino ad oggi è evitare di trovarsi le dighe belle e fatte

sotto al naso. Per questo, in occasione delle imminenti gare mondiali il Comitato

valsesiano accetterà la solidarietà e la partecipazione di chi vorrà intervenire.

CONFERENZA STAMPA APERTA A TUTTI SABATO 1 GIUGNO ORE 17,00 PRESSO

ALBERGO ROSETTA A SCOPELLO CON INTERVENTI DEL DIRETTORE DE “LA RIVISTA

DELLA MONTAGNA” MANTOVANI, FABIO BALOCCO DI “CIPRA ITALIA” E WALTER

PEROTTO DEL COORDINAMENTO DEI COMITATI PIEMONTESI CONTRO LE DIGHE.

COSTRUIAMO UNA DIGA DI CANOE

Sabato 22 Giugno alle ore 17,00 a Morca il nostro Comitato patrocina una iniziativa

contro le dighe all’interno del raduno canoistico internazionale organizzato dai Canoa

Club di Milano Novara e Somma Lombardo.

May 02 2002

Volantino Mondiali 2002

Pubblicato da alfaggio in Varie

Volantino Mondiali Canoa Kayak save the river

Mar 09 2002

Da L’Alto Adige, 9 marzo 2002: MONTAGNA, IO ACCUSO di Mauro Corona

Pubblicato da alfaggio in Rassegna Stampa

Si tiene oggi a Caderzone in val Rendena il convegno «Orizzonti verticali, la scuola della montagna» con la partecipazione di alpinisti, scrittori, docenti e giornalisti. Pubblichiamo l’intervento-appello di Mauro Corona. Io credo che la montagna abbia la voce e ci parli. Parla, sì parla. Siamo noi che non vogliamo più sentirla perché oggi ci mette a nudo. Molti l’hanno uccisa - dentro di loro prima di tutto - ma la montagna parla ancora. Perché la montagna è dio, è il mare, è il deserto è la vita che ci ha dato da mangiare. Dio, siccome non poteva farci da mamma, con la sua presenza, ha fatto la montagna. Essa ci aiutava a tenerci in vita ma, con la sua energia, anche ad ascoltare, a sentire. E’ questo che abbiamo ucciso. Era ricca la montagna, noi ne abbiamo spento le risorse proprie. E la montagna prova dispiacere, si vede. E’ chiaro che parla ancora a chi la vuol sentire. Ma oggi la spremono solo per fare soldi, per accumulare questi maledetti soldi: quindi non ce la fa più. E’ spremuta. Hanno illuminato la Tofana: lasciate piuttosto che la illumini la luna. La montagna deve essere come una medicina, che ci aiuta a stare un po’ meglio. Non risolve tutti i nostri problemi, ma ci aiuta. Invece la vogliono fare diventare una fabbrica di soldi. Non ce la fa, è chiaro che non ce la fa. A nche l’alpinismo e i suoi club hanno spesso rovinato la montanga. Sport, fretta, prendi e getta, conquista, moda. Invece bisogna insegnare ai bambini, a scuola, a percorre la montagna, anche piano. Occorre introdurre le guide alpine nelle scuole, che insegnino a camminare i primi cento metri, i più difficili, a fare un mucchietto di sassi, a rompere un rametto, in modo che se ti perdi sai come tornare indietro. La montagna è stata sempre vissuta in maniera naturale, ora la preconfezionano. Così parla a quei pochi, ormai, che hanno l’antico sentire, ma sempre meno ai giovani. Che sono isolati: sono stati isolati dalla montagna. Vanno con tute che non fanno nemmeno sentire la neve addosso ai bambini, non glielo permettono. Invece la neve era un massaggio cardiaco, fresca, faceva magari freddo alle mani, ma scaldava il cuore. I ragazzi si fortificavano. Oggi invece la montagna viene isolata dall’uomo, si cancella il freddo, il buio, la fatica, la paura: c’è una mancanza assoluta di naturalità nel rapporto fra l’uomo e la montagna. Lei si avvilisce e non parla più. Per questo dovrebbe essere tutti gli anni «l’anno delle montagne». Per me lo è, da tutta la vita e per sempre: altro che una botta e via, qualche miliardo di pubblicità, manifestazioni e poi tutto resta com’è. Il rischio è di fare l’ennesimo «anno contro le montagne» parlandone bene. Se manca la naturalità, la montagna è muta, chiusa in se stessa. Ogni scusa è buona. Il centenario di questo, l’anno di quell’altro. Hanno illuminato il campanile di non so che cosa, quel pinnacolo di Montanaia o le torri del Vajolet, vogliono fare delle cose che non sono naturali per la montagna: concerti rock sulle piste, rally attraverso i pascoli abbandonati dalle vacche. Deve invece restare la luna a illuminare la montagna, non le lampadine, o i fari lungo le piste per sciare di notte sulla neve artificiale. Ma ci rendiamo conto della realtà? E questo lo fanno perchè? Per far tirar fuori dalle tasche l’euro al turista. E’ il tempo per tornare a educare i bambini, l’alta quota non può essere solo divertimento. Non va bene. Se non nevica non si va a sciare, ecco. E non si va avanti a miliardi: perché allora devono fare la neve, devono attingere alle fonti d’acqua per fare la neve, già ce ne era poca di acqua. Ma lo vogliamo capire che le cose si fanno quando si possono fare? Se non nevica più perché l’uomo ha devastato il cielo e l’atmosfera dove abita dio, pazienza: non si va più a sciare. Un castigo, ma l’avete voluto voi. Io credo invece che si possa vivere in montagna senza trasformarla in questa spaventosa macchina per fare soldi. Certo che si può rimanerci, ma la verità è che non si vuole più solo vivere. Si vuole qualcosa di più. Chi vive in montagna ce la farebbe. Vivo pure io, o i boscaioli. Felici. Ma troppi vogliono invece solo arricchirsi: non quanto basta, molto. Allora il boscaiolo non si accontenta più dei tre milioni al mese che potrebbe guadagnare lavorando, ne vuole trenta, come succede a un boscaiolo qui, che porta giù dodici camion al giorno di legname. L’arricchimento: è questo il punto di cui si fatica a parlare. Non è più avere ciò che basta per mangiare con la propria famiglia, per avere una casa. Quello che conosco io va in giro in Ferrari, assassinando i boschi. E lo permettono, perché lo permettono. La mia speranza sono i bambini. Ad essi bisogna cominciare fin dall’asilo a introdurre nel cuore la montagna, la naturalità del vivere in montagna, l’amore. Insegnare anche ad usarla con i sensi, con l’olfatto, con l’udito, i rumori, i colori. Hanno girato un film sul Vajont: nessuno degli attori mi ha mai parlato dei colori della montagna. Non li vedevano. E a questo vanno educati i piccoli nelle scuole. Anche introducendo la figura della guida alpina come maestro di supporto. Ma lo vedete che attraversano i torrenti ingrossati e non capiscono che il torrente gli parla? E annegato uno scout. Ha attraversato il torrente, ma lui dopo otto giorni che pioveva gli stava dicendo: guarda che sono ingrossato, sono pericoloso. I bambini guardano un albero che si muove fuori dalla stanza e non sanno capire che c’è il vento. Pensano che sarà qualcuno che lo muove, o le pale del Mulino Bianco. Dobbiamo pensare a queste cose. O ppure decidiamo di uccidere la montagna, ma diciamolo chiaramente, non facciamo finta di fare gli ecologisti o di promuovere gli anni internazionali che ingrassano chi se ne occupa e inpoveriscono chi vive sui monti. Non è possibile che in un parco, dove prendono miliardi di finanziamenti, come nel parco delle Dolomiti friulane, scorazzino in macchina due trecento maleducati al fine settimana e possono fare ciò che vogliono impedendo il silenzio, o di guardare gli animali. Mentre ai cacciatori, se onesti amanti profondi della natura, tutto è vietato. In montagna vanno per prendere, non più per ricevere un dono, un’energia, una medicina per la vita, un po’ di tranquillità. Perché è medicina anche l’energia degli alberi, soprattutto in primavera: senti che stai bene, che ti lasci alle spalle le magagne. Non sanno più usarla, la montagna, e non riescono più a lasciare a casa la città. Così arrivi in un rifugio e ti trovi con una radio a tutto volume. Non vi proibisco di portare la radio, se proprio la volete, ma tenetela bassa. E se ascoltate la radio o guardate le tivù, non sentirete la montagna, gli alberi, il vento. Sarete altrove, dove siete sempre. La montagna poveretta, vede tutto questo e si è avvilita a morte, proprio avvilita. Adesso ha bisogno di essere rimeditata. E’ un dono di dio e non è retorica falsa. E’ spiritualità perché la montagna è anche un compagno di viaggio, è un grembo materno. Naturalmente ogni tanto la mamma si stiracchia e butta giù qualche pulcino, come accade ad una chioccia. E’ sì, soprattutto spiritualità, è un messaggio divino vedere queste cose di bellezza, di potenza, anche questi messaggi di rimprovero: ma tutto al fine di farci stare meglio. In mancanza della mamma ci si affida a questa natura. Ma bisogna avvicinarsi con l’educazione del sentire e oggi non te la danno più. Anche i programmi televisivi e i libri sulla montagna, sulla natura, sono solo tecnici: nessuno parla di dio, della consolazione, della serenità che può infondere un bosco o un sentiero. E’ tecnica. C’è il geologo con il martellino che ti dice che questa pietra è del giurassico, 300 milioni di anni. No: trecento milioni di preghiere, di anime, non di anni. La vogliono ridurre a pietra, e non va. E poi è assolutamente una scuola di vita. E’ una scuola se tu la frequenti e qui torno a insistere, in maniera naturale. E’ scuola sì. Quando hai camminato dieci ore per arrivare su una cima (e non scalare, quello è un esercizio che va al di là), quanto arrivi su un cima e poi torni giù, quella è scuola. Perché ti insegna, la montagna, che da una vetta non vai in nessun posto, puoi solo scendere. Quindi anche nella vita, ti fa capire, che chi raggiunge dei traguardi deve poi solo imparare a scendere da essi. Ed è difficile, perchè si è stanchi e spesso l’ora è tarda. Dopo di che insegna la fatica, poiché la montagna è in salita, come la nostra vita. Ti consuma energie, ma quando arrivi in un rifugio o a casa tua e mangi un panino, capisci e che il tonno non deve tagliarsi con il grissino, per essere buono. Deve prima di tutto essere vero. Così la montagna ti mette a nudo la naturalità, ti impegna a essere in rapporto con le cose autentiche, con la verità delle cose fisiche. Ed è qui che la spiritualità si salda alla fisicità, che la spiritualità moltiplica la percezione di tutti i sensi. Q uando dopo le ore di cammino trovi una sorgente che butta acqua capisci quanto dio è stato il dio che ha inventato l’acqua e quanto preziosa è. E nella fatica apprezzi non solo il bicchiere d’acqua, o il pane, ma anche l’amicizia, gli incontri. La montagna manda questi messaggi: anche gli odori, i rumori. Ma avete mai sentito il torrente correre? Chi si ferma a sedersi per sentire che l’acqua non fa differenze come noi, ma bagna tutti i sassi? Quelli neri e quelli bianchi, quelli limacciosi e quelli lucidi? Però bisogna essere umili per capire. Bisogna ascoltare. Spogliarsi di tutto quello di falso e apparente che c’è. Quando ascolto l’acqua di un torrente non mi importa niente della Ferrari, ma quando mancherà l’acqua - e mancherà - tutti questi Soloni che parlano di petrolio e di automobili avranno il terrore, perchè avranno ucciso il bene più prezioso del pianeta. Allora, con la montagna, avranno ucciso anche un pezzo di dio.

Mauro Corona

http://WWW.altoadige.kataweb.it/altoadige/arch_09/tn/commenti/firme/aa11b.htm

Mar 04 2002

Da WWF Switzerland, 2002

Pubblicato da alfaggio in Documenti Ricevuti

Freshwater Resources Management for the Restoration of the Hydro-Geological Balance in the Alpine Ecosystems: Strategies and Proposals of WWF

Dr. Walter Wagner, Head of the Freshwater Programme, WWF Switzerland

Summary:

In the last decades, Alpine freshwater ecosystems have heavily been altered by human activities such as flood protection, power generation, transportation, and tourism. In addition, effects of climate change are recently becoming increasingly evident. Alpine freshwater systems are a precious resource both for the Alpine region itself and for large parts of Europe. It is therefore essential to effectively protect or restore the hydro-geological and environmental balance. WWF takes action on a policy, business, and field level to save the integrity and the biodiversity of the Alpine freshwater ecosystems.

Ladies and gentlemen,

First I’d like to thank the organizers for giving WWF, the World Wide Fund for Nature, the opportunity to present our concerns, strategies and proposals concerning freshwater resources in the Alpine region at such a high level conference.

Waters in and from mountainous regions are of paramount importance all over the world. Mountainous regions are the water towers of the world. They enable and support the richness of the world’s biodiversity and human prosperity, both in the mountain areas themselves as well as along the waters flowing from the mountains to the oceans of the world. However, the precious water resources in mountainous regions are often under severe pressure from human impact. Examples for such pressures can be deforestation, overgrazing, mining, hydropower production, tourism, and transportation, just to name some. These pressures often lead to alterations in quality and quantity of the natural hydrological cycle, resulting in an increased risk for floods and erosion and in the loss of naturally species rich mountainous habitats. Climate change, resulting in global warming, adds to the local pressures mentioned before and will in near future lead to enormous additional problems, especially in mountainous regions and the areas downstream of those.

For these reasons, mountainous regions are a focus of the work of WWF all over the globe. In an attempt to safeguard or restore natural biodiversity, WWF carries out or supports numerous projects in mountainous areas in North and Latin America, in Africa, in Asia, and in Europe. WWF considers mountainous regions to play a central role in freshwater and biodiversity conservation as a crucial element of sustainable development.

As a representative of WWF European Alpine Programme, I will now focus on our work in the Alps, to give you an idea of our strategies and proposals to achieve Alpine freshwater systems that can sustainably support natural biodiversity and human development.

If you think of freshwater systems in the Alps, you most probably think of crystal clear mountain lakes, lively Alpine streams, species-rich wetlands, snow-covered mountain ranges and majestic glaciers. Fortunately, all of these elements of our romantic picture of the Alps can still be found. They heavily contribute to the beauty of the Alpine landscape we have in mind. But the contribution of freshwater to the beauty of the Alps is only one aspect of the whole picture. Some of you might also see the freshwater in the Alps as a precious resource, for example, a resource supporting an extremely rich local biodiversity, or a resource to produce electricity from hydropower. Others of you might see the risks arising from freshwater such as avalanches or floods.

But, whatever picture you personally have of the freshwater resources of the Alps, you certainly agree that water has been and is essential for the beauty of the landscape and for the human development and the increasing economic prosperity in the Alps.

However, Alpine freshwater resources are not only a resource of local importance within the Alps. With their high amount of precipitation, the Alps are the water towers of Europe. Four of Europe’s major rivers, the Rhine, the Danube, the Po, and the Rhone, are largely fed by water from the Alpine region. Millions of Europeans, living along these rivers, depend on water from the Alps for their drinking water supply. And a large part of the European economy relies on these water resources by making use of them for power generation, for industrial purposes, or as transport ways. And, of course, the fresh water, flowing from the alps to the sea, is not only a resource essential for human use, but it also plays a central role for the existence of numerous specific habitats for plant and animal species living in or along the waterways throughout Europe. Freshwater from the Alps is essential for human and ecosystem health, as well as for the social and economic development throughout Europe.

But, besides being a precious and irreplaceable resource for Europe, Alpine freshwater is also a threat. Avalanches, mudflows and floods have always been and still are a natural threat to the inhabitants of Alpine valleys. Since decades, the inhabitants have struggled to reduce these threats. To better understand the current situation, I would now like to give you a short overview of the historic developments in the Alps.

In the 19th century, early industrialization started in the Swiss Alps. The first driving energy source was wood, which was harvested by deforestation of the mountain slopes. The clearance of the forests contributed to catastrophic floods in wide areas of the region in the second half of the 19th century. This led to a first wave of heavy engineering and channelling of the Alpine streams and rivers and to the reforestation of the hill slopes. Through these measures, the dynamics of the rivers were tamed to such an extent that the valley bottoms became safe for urbanization and agricultural use. Soon after, waterpower was increasingly becoming tapped for industrial and energy purposes. This resulted in a second wave of artificial weirs and channels, which heavily influenced the natural structures and flows of the rivers.

The heavy engineering and channelling of the rivers carried the water quickly and safely out of the region. This was certainly a prerequisite for the social and economic development, which took place in the Alps thereafter. Population growth, industrialization and intensification of agricultural productivity as well as an increasing pollution of the water resources characterized this development phase. Of course these developments had severe consequences for people and the environment in downstream areas. They increasingly had to tackle with more extreme flow regimes of the rivers and with water pollution.

As a result of these developments, we today face a river system in the Alps, which has to over 90 % lost its natural structure and its natural hydrological regime. The rivers have lost their connection with the surrounding land and therefore most of their natural retention capacity. Moreover, the dams and weirs in the rivers make it impossible for organisms to migrate upstream. These are both reasons that many plant and animal species of naturally very species rich habitats in and along the rivers are extinct or close to extinction. In the Toess River, a side arm to the Rhine River in Switzerland, the number of fish species for example declines from 20 to 1 from the confluence to the headwaters. This is mostly the result of the 568 artificial barriers stabilizing the channelized river over its length of approximately 60 km.

  Fig. 2: Number of fish species in the Toess River from the confluence with the Rhine to the head-waters

Sector 1: natural conditions; artificial fall at km 2.6

Sector 2: 4 falls; 6.5m dam at km 4.6

Sector 3: natural conditions

Sector 4-9: channelled; 389 barriers

From: Ambio Vol.31 N. 1, Feb. 2002

Human influence has altered the Alpine freshwater systems to such an extent, that natural biodiversity is highly at risk. Moreover, to ensure a safe use and an adequate flood protection from the Alpine waters for people living within the whole watersheds, increasing investments of money and energy are necessary. And, not to forget, a new large threat is showing up at the horizon, climate change. Global warming will have substantial influences on the Alpine water cycle. Snow and ice cover will increasingly melt away, permanently frozen ground will defrost, and there will, most probably, be more precipitation in the Alps. All of these changes will increase the risk for human settlements along Alpine rivers dramatically and will even more threaten natural biodiversity. The challenge for us to find ways for a sustainable development within the Alps will become even larger.

Facing this dramatic situation of the present and the future state of the Alpine ecosystems, WWF is taking action. As an environmental NGO, our main goal is to protect or restore the dynamics and the diversity of the Alpine ecosystems, especially of the species-rich Alpine freshwater ecosystems. At the same time, we want to support the sustainable use of the resources for human development and we want to minimize the threats to humans and ecosystems arising from natural hazards and human activities. To make this point clear, WWF acknowledges the importance of agriculture, tourism, or hydropower production. However, we call for sustainable tourism, organic agriculture, or green hydropower production, which do not interfere with the natural richness of the ecosystems.

These might sound like a quite ambitious or even unrealistic and sometime contradictory goal, but I would like to give you some examples to show, that this does not necessarily have to be the case. WWF is convinced that sustainable management of Alpine freshwater resources is necessary and possible.

A prerequisite for such a development however is an integrated management on a river basin scale. And since the Alpine region covers parts of eight European countries, there is need for an international agreement on the basic principles of sustainable development for the Alps and for an internationally coordinated legislation to achieve these principles.

With the Convention on the Protection of the Alps, which has been ratified as a framework by the Alpine countries Austria, Switzerland, Germany, France, Liechtenstein, Italy, Monaco, Slovenia and the EU, the Alpine region has an excellent consensus on the baseline of sustainable development. It is now crucial that the countries ratify the nine protocols of the Alpine Convention. Such an international agreement on the development principles in areas such as agriculture, forestry, tourism, energy, and transportation for the Alpine region would certainly be an ideal basis to build on for national or EU legislation. WWF therefore considers the Alpine Convention as an important and valuable step in the right direction and strongly asks the member countries to ratify and fully apply the protocols of the convention without further delay.

WWF also strongly supports the EU Water Framework Directive, a legally binding regulation. The Directive requires good ecological status for all waters until 2015. This includes water quality as well as the dynamics and the structure of the rivers. Integrated river basin management and a strong public and stakeholder involvement are the tools, which are stipulated in the Directive. WWF considers the regulations and the measures of the Directive very helpful in achieving its goals for Alpine freshwater systems. Even if not all of the countries in the Alps are members of the European Union – let’s say, yet -, the Directive will influence the whole Alpine region. The integrated river basin approach calls for an involvement of all the countries in the planning and implementation phase. WWF is actively involved in various working groups of the European Commission, elaborating specific elements relevant for the implementation of the Directive such as the definition of “heavily modified water bodies” and “impacts and pressures” as well as preparing a “common implementation strategy” and guidance therefore. Working within these teams, WWF has identified a number of problems, which might impede the timely and environmentally optimal implementation of the Directive. The major drawbacks for implementation from our point of view are the poor participation of Mediterranean and Candidate countries and the tendency to head for “minimum compliance” rather than for “best practice”. WWF commits itself to the implementation of the Water Framework Directive, without any restrictions in time and in the ecological requirements. We see this as a valuable contribution to the restoration of healthy aquatic ecosystems in the Alpine region and as a prerequisite for natural biodiversity and for sustainable development in the Alps. Therefore, WWF strongly supports the implementation of the ecological requirements of the Water Framework Directive in best practice, in time, and in all the countries of the Alpine region.

However, as mentioned above, hydropower production is of significant importance in the Alps and these infrastructures will be a severe restriction to a full implementation of the ecological goals of the Water Framework Directive. Hydropower infrastructures heavily affect the quality of Alpine rivers and streams. The operation schemes of many hydropower plants, especially of those with storage capacity, strongly alter the natural hydrological regime. The main effects on the water systems are the loss of longitudinal connectivity for species migration and sediment transport through dams, water withdrawals, and insufficient residual water amounts. Moreover, the natural runoff regime, water temperature, and sediment loads are altered in time and space. As a consequence, hydropower infrastructures in the Alps have led to severe impairments of upstream and downstream ecosystems, heavily contributing to the loss of numerous of native plant and animal species.

However, WWF recognizes hydropower as an important, CO2-free energy source for the future. But WWF also sees a high potential for ecological improvement of hydropower infrastructure in the Alps. We therefore do not oppose hydropower in general, but we strongly demand that all hydropower plants are improved to fulfil highest ecological requirements. Of course, national and EU legislation include requirements pointing in such a direction. Yet, for WWF, these existing requirements are not sufficient and too much time-lagged.

Together with partners, WWF is therefore working on a set of criteria for “green” hydropower. Such criteria shall be the basis for the inclusion of hydropower in a possible European green electricity scheme. The role model for this work is the Swiss “naturemade star” label, which includes far reaching ecological criteria for hydropower and which is quite successful on the Swiss electricity market. Hydropower plants carrying the “naturemade star” label have to fulfil a number of basic requirements, defined as minimum standards regarding the environmental impact from power plant design and operation on the local environment. They are differentiated with regard to five ecological domains and five management domains as shown in the picture. Moreover, the labelled hydropower plants have to invest into an environmental upgrading of their local ecosystems. These so called eco-investments shall relieve some of the remaining local environmental deficits in the perimeter of the power plant.

Management domain

Ecological domain

minimum flow hydro-peaking reservoir management sediment management power plant design Other management areas

Fig. 3: Ecological domains and management domains relevant for the “naturemade star” label for “green” hydropower

Source: Swiss Federal Institute for Environmental Science and Technology, Duebendorf, Switzerland

WWF considers the requirements of the “naturemade star” label as an efficient and effective possibility to improve the ecological quality of the water systems affected by hydropower production. WWF therefore calls for using such requirements as a basis for a European green electricity scheme, which would significantly contribute to the improvement of the ecological quality of the water systems in the Alps as well as throughout Europe. “Green hydropower” is an ecologically and economically feasible solution to improve the present ecological conditions of Alpine waters.

As mentioned before, WWF is convinced that a sustainable management of the Alpine freshwater resources is both necessary and possible. And, as shown, WWF is trying to work in this direction by actively initiating or supporting activities together with other NGOs, as in the example of the Alpine Convention, from legislators, as in the example of the Water Framework Directive, and from business, as in the example of the “naturemade star” label. Since the Alps are mainly part of countries that have experienced early industrialization, the effects on the natural resources have become evident quite some time ago. The awareness of these problems and the will to tackle them is quite advanced, not only within NGOs but also within governments and the public. WWF therefore strongly feels that its work and involvement in the Alps will not only be of local use. It can also be of help for the management of other mountainous regions, where action possibly can be taken at an earlier stage. The Alps can be seen as a case study to learn for the future development of other mountainous areas of the world.

The model of the Alps clearly shows a development pattern of destruction of natural ecosystems followed by attempts of restoration. It is WWF’s vision to be able to learn from the experience of the Alps for other mountainous regions, where it might be possible to bypass the sacrifice of nature and directly aim at a truly sustainable development.
I do hope that you share and support this our vision.

Thank you very much for your attention.

Mar 02 2002

Comunicato Stampa Operazione Mondiali per il Sesia

Operazione Mondiali per il Sesia

Dal 31 maggio al 2 giugno 2002 si terranno in Valsesia i Campionati Mondiali di Discesa in Canoa e Kayak (vedi sito www.wild-water.org per calendario e descrizione). Da diversi anni incombe sul Sesia, perla di acqua viva rimasta intatta dalla cementificazione, la minaccia della costruzione di 25 sbarramenti artificiali.
Tanti sono i progetti presentati, e due, quelli di Morca e Mollia, sono già in stato talmente avanzato nell’iter burocratico che l’inizio dei lavori incombe.

L’Operazione Mondiali per il Sesia rappresenta un’eccezionale opportunità per fare conoscere al mondo intero le minacce che pesano sul Sesia e che il “Comitato per la difesa del Sesia e dei suoi affluenti” affronta da anni.

Chiediamo al più grande numero possibile di Club e Associazioni di canoisti, pescatori, ed altri praticanti ed amanti dei fiumi e della montagna in Italia e nel Mondo, di preparare ed inviare uno striscione o una bandiera che porti la scritta : “SALVIAMO IL SESIA” nella lingua, idioma o dialetto locale, accompagnata da nome e paese del Club o Associazione.

Sabato 1° Giugno alle 17 si terrà una conferenza stampa a Scopello alla quale parteciperanno Fabio Balocco (CIPRA Italia),Valter Perotto (Coordinamento dei Comitati contro i piccoli impianti idroelettrici), Roberto Mantovani (Direttore della Rivista della Montagna), e Frederic Gilardone (Responsabile dell’Operazione Mondiali, per il Comitato per la difesa del Sesia). Sempre sabato 1° Giugno una fiaccolata in kayak sul fiume, la lettura sul palco dei Mondiali di temi di bambini delle scuole elementari della Valsesia, e una festa dei volontari difensori del fiume concluderanno la serata.

Chiediamo ai volontari, domenica 2 giugno 2002, durante la gara di discesa sprint sul Sesia, di disporsi lungo le sponde del fiume per alzare, in una gigantesca “ola”, le bandiere al momento del passaggio di ogni concorrente.

Si tratterà di un’azione di forte impatto mediatico, data la presenza di TV e Giornali da tutto il mondo. Un intervento non violento, determinato ma festoso, che vuole onorare il nostro sport, difendendo quello che di più prezioso ha: le acque pulite, libere e selvagge. Per terminare la giornata, sabato sera una grande festa riunirà a Scopello i difensori del fiume.

Al momento hanno aderito:

58 Club / Associazioni

13 Coordinatori

132 Volontari

Fred Gilardone - responsabile operazione
Alberto Faggioni -responsabile media e coordinatori Italia
Renato Murgolo -responsabile sito Web

Tutti i riferimenti per informazioni ed adesioni su: http://www.superspazio.it

Jan 05 2002

La Cartina della Valsesia con le Centrali previste nel 2002

Pubblicato da alfaggio in Galleria Foto

fig-2centralinevalsesia.JPG

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