Jul 05 2002

Dal Corriere Valsesiano: Lettera al Direttore di Ferruccio Lazzeri

Pubblicato da alfaggio il 4:24 am in Documenti Inviati, Rassegna Stampa

Articolo di Ferruccio Lazzeri sul Corriere Valsesiano di venerdi 5 luglio 2002

Gentile Direttore,

non vorrei abusare dell’ospitalità del Corriere Valsesiano toccando argomenti che, a quanto pare, non sembrano suscitare grande interesse nell’opinione pubblica valsesiana, ma, da un po’ di tempo, ho in mente alcuni interrogativi che, con il suo permesso, vorrei esporre. Prendo spunto dal dibattito (riportato dal C.V. del 28/6) avvenuto in sede di Comunità Montana Valsesia tra l’assessore all’Ambiente Giovanni Frigiolini e l’ex Sindaco di Scodello Luigino Balaudo. Quest’ultimo, a proposito di sviluppo sostenibile, afferma che parlando di energia pulita bisogna dare per scontato che qualche nuova centrale idroelettrica in Valsesia si dovrà pur farla. Benissimo, qualche anno fa la maggioranza dei cittadini italiani ha votato in un referendum contro il nucleare, la lampadina in casa l’accendiamo tutti così come la televisione, il computer, ecc… Questo è un argomento molto caro a chi è favorevole alla costruzione di nuove centrali in Valsesia. C’è però un dato di fatto inconfutabile: se si considera la Valsesia nel suo insieme, ognuno di noi può constatare che più della metà dell’asta del Sesia è già soggetta a captazioni per la produzione di energia elettrica. Anche nel tratto montano del territorio, relativamente incontaminato, operano centrali vecchie e nuove e altre sono in fase di costruzione. Non basta? E’ necessario sacrificare anche il resto? Può anche darsi, si tratta di scelte, ma a questo punto, come cittadino valsesiano, vorrei sapere quanti posti di lavoro stabili verrebbero creati, quale sarebbe la percentuale di energia elettrica prodotta rispetto al fabbisogno nazionale, quante decine di euro ogni famiglia valsesiana risparmierebbe sulla bolletta della luce. E’ troppo chiedere questo? C’è la convinzione diffusa tra la gente che nuove centrali produrranno benessere, ma, stranamente, nessuno dice in quali termini precisi. Sarebbe invece importante poter valutare i pro e i contro sapendo naturalmente che la controparte alle centrali potrebbe essere la possibile dissipazione di un patrimonio di inestimabile valore, e sapendo anche che ogni scelta, se sbagliata, dovrebbe comportare l’assunzione di precise responsabilità da parte di chi l’ha voluta (cosa che, come sappiamo, in Italia non sempre avviene). Consideriamo ad esempio l’impatto ambientale e le possibili conseguenze negative sulla sicurezza: a Morca, senza l’opposizione della passata Amministrazione comunale di Varallo, probabilmente sarebbe già operante una captazione in una zona in cui si sta appurando l’elevato rischio idrogeologico. Ora, molti progetti di nuove derivazioni interessano zone altrettanto a rischio nelle quali i recenti fenomeni alluvionali hanno evidenziato significativi fenomeni di erosione. La domanda è questa: se in occasione di eventi alluvionali dovessero verificarsi danni a persone e cose causati anche dalla presenza di certe opere, chi ne risponderà direttamente dal punto di vista economico? I derivatori? Gli amministratori della Valle che hanno evitato accuratamente di opporsi alla realizzazione sul territorio del proprio Comune o quanto meno di verificarne a fondo la congruità rispetto alle normali esigenze? Oppure quegli stessi amministratori, come al solito, saranno in prima fila a richiedere lo stato di calamità naturale e i finanziamenti per la ricostruzione e in questo caso gli eventuali danni li dovremmo pagare noi tutti quanti insieme? Sarebbe importante saperlo, anche perché è appurato che molte catastrofi naturali avvenute anche nel nostro Paese si sono verificate soprattutto a causa di scellerati interventi che hanno modificato il corso naturale di fiumi e torrenti (a proposito, non sarà sicuramente così, ma non potrebbe darsi che le ripetute inondazioni in sponda sinistra subito a valle del ponte e dello sbarramento del Baraggiolo di Varallo avvengono perché la presenza di una traversa con basamento in cemento ha provocato un deposito di materiale inerte che ha costantemente alzato il livello dell’alveo formando una fantastica rampa di lancio per l’acqua che scendendo a forte velocità durante le piene non può che riversarsi su quelle case e su quei terreni? Non sono un tecnico e quindi lascio ad altri le eventuali risposte. Senza però voler fare dell’inutile allarmismo, se fossi al posto di qualcuno sarei abbastanza preoccupato per quello che potrebbe accadere fra qualche anno in quella zona). Fin qui ho parlato degli oneri, concludo parlando di odori: nel recente convegno di Agenda 21 svoltosi a Palazzo D’Adda, il dottor Vecchiè di A.R.P.A., nel corso di un’interessante relazione sullo stato di salute della Valsesia ha fornito dati molto interessanti e tutt’altro che confortanti riguardo al problema degli scarichi fognari. Diciamo che la nostra grande fortuna è data dal fatto che il Sesia e i nostri maggiori corsi d’acqua, grazie anche all’apporto di numerosi affluenti, hanno finora la capacità di autodepurarsi naturalmente. Ma che cosa accadrebbe se la portata d’acqua in certi tratti diminuisse drasticamente (ricordo che il deflusso minimo vitale previsto per certe derivazioni è addirittura dello 0,5%)? I Comuni della Valle interessati alla costruzione delle centrali sul proprio territorio sarebbero disposti a munirsi di depuratori e naturalmente ad assumersi il costo di tenerli in funzione tutto l’anno?

Come vede, caro Direttore, ho evitato accuratamente vaghi discorsi ambientalisti, tra l’altro abbastanza fuori moda soprattutto in questa valle di lacrime e mi sono limitato a porre domande di pura economia domestica. Sono domande molto semplici, alle quali però temo nessuno risponderà, perché mi sono accorto che normalmente a questi argomenti si preferisce non rispondere, confidando nella buona fede e, mi permetta, nel menefreghismo della gente, lasciando che le cose vadano per proprio conto seguendo un corso già stabilito da tempo.

Ringrazio per l’ospitalità e porgo distinti saluti.

Ferruccio Lazzeri

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