Archivio per 'Rassegna Stampa'

Jul 04 2002

Da News GEVAM: Il Parlamento discute lo stato dei Fiumi italiani

Pubblicato da alfaggio in Rassegna Stampa

Da Notiziario GEVAM 4 luglio 2002

- Il Parlamento discute lo stato dei fiumi italiani. il WWF chiede un

testo unico per prevenire i disastri idrogeologici

Fonte: e-gazette,http://www.e-gazette.it Roma, 24 giugno

Esperti, parlamentari, dirigenti

sindacali e d’impresa e le associazioni ambientaliste Legambiente e Wwf,

si sono incontrati il 18 giugno alla Camera dei Deputati in occasione

del seminario Quale futuro per la pianificazione di bacino. L’incontro

ha costituito un’occasione per riflettere sullo stato delle risorse fluviali

italiane e analizzare la situazione normativa del settore della difesa

del suolo e della prevenzione dei disastri idrogeologici. L’evento cade

proprio nel momento in cui il Governo e la maggioranza hanno formalizzato

un Disegno di legge di riordino della legislazione in materia ambientale.

Con il seminario in programma si è voluto anche fare anche un confronto

pubblico sull’attuazione della legge sulla difesa del suolo (183/89).

La legge avrebbe infatti dovuto rappresentare il punto di partenza per

una politica territoriale innovativa, ma risulta essere poco applicata

a causa dei provvedimenti straordinari conseguenti a ogni nuovo disastro.

Secondo il Wwf, la difesa del suolo è l’unica materia che non ha avuto

un riordino normativo, mentre altri settori come i beni culturali e paesaggistici,

la tutela delle acque dagli inquinamenti e i rifiuti sono stati modificati

con i Testi Unici. Da tempo impegnato nella battaglia per la revisione

della legge 183/89, il Wwf chiede un testo unico della difesa del suolo

e della prevenzione dei disastri idrogeologici e la successiva divisione

dei compiti e dei poteri tra Stato, Autorità di bacino, Regioni e Comuni.

Negli ultimi cinquanta anni nella maggior parte dei fiumi italiani si

è verificata una perdita sia dal punto di vista della biodiversità che

della qualità del territorio: ciò ha causato fenomeni di dissesto idrogeologico,

insicurezza delle popolazioni e aumento delle spese per gli interventi

d’emergenza a scapito delle azioni di prevenzione. Tra le cause dei vari

disastri, il Wwf segnala la cementificazione dei letti dei fiumi, la canalizzazione

del loro decorso in tragitti artificiali, lo sfruttamento per l’estrazione

di materiali per l’edilizia, i disboscamenti e l’occupazione delle zone

limitrofe con case, insediamenti industriali o coltivazioni non adatte.

Anche le alluvioni sono diventate sempre più frequenti ma non è ancora

stata avviata una politica di tutela del suolo che migliori la situazione

ambientale dei fiumi, i quali, pur coprendo meno dell’1% della superficie

terrestre, offrono una vasta quantità di servizi alla sopravvivenza umana:

dalla presenza di ambienti per la fauna acquatica al mantenimento degli

equilibri degli ecosistemi, dalla mitigazione delle inondazioni allo smaltimento

degli scarti e dei rifiuti prodotti dall’uomo.

G.E.V.A.M. O.N.L.U.S.

GUARDIE ECOLOGICHE VOLONTARIE ASSOCIAZIONE del MEDITERRANEO

Casella Postale 111, C/C Postale 13932157, 15033 Casale M.to AL Italy

Sede Legale via Marconi 5 (Palazzo Mossi), 15040 Frassineto Po AL,

Comune del Parco Fluviale del Po

tel. Fax 0142.487408 cell. 348.5243182 news@gevam.it - www.gevam.it

- C.F. 91015510067

Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale.

Presidente e Rappresentante Legale: Cav. Dr. Claudio Martinotti

http://www.claudiomartinotti.com

No responses yet

Jun 12 2002

Da CKI: Comunicato del Comitato Tutela Brenta

Comitato del Brenta

A: <canoakayakitalia@yahoogroups.com>

Priorità: 3

Da: “VIVERE IL FIUME” <info@vivereilfiume.it>

Data: Mercoledì, 12 Giugno 2002 20:57:17 +0200

Oggetto: [C.K.Italia+] SALVIAMO IL BRENTA

Risposta a: canoakayakitalia@yahoogroups.com

COMUNICATO STAMPA

VALBRENTA 12.5.2002

“A RISCHIO L’IMBARCO PER I CAMPIONI DI CANOA”

LE ULTIME TRE MEDAGLIE D’ARGENTO VINTE

DA ROBERT PONTAROLLO AI CAMPIONATI MONDIALI

E L’ORO E L’ARGENTO DELL’OLIMPIONICO PIERPAOLO FERRAZZI

NON IMPEDISCONO LA REALIZZAZIONE DI

NUOVE CENTRALI IDROELETTRICHE

Il Comitato “Tutela Fiume Brenta” si è riunito in assemblea straordinaria

per discutere eventuali misure da attuare per impedire la realizzazione

di ulteriori centrali idroelettriche in Valbrenta.

Facendo riferimento al parere favorevole della Commissione Tecnica Regionale

per la realizzazione della derivazione per la centrale della Ditta Crestani

Claudio in Località “Pian dei Zocchi”, definito così come citato in un

articolo apparso su “IL GAZZETTINO” dall’assessore della Comunità Montana,

Giuseppe Pellizzon, “MALE MINORE”, il Comitato ribadisce che la realizzazione

di tale centrale, oltre al danno all’ecosistema fluviale, farebbe chiudere

i battenti alle numerose associazioni che vivono grazie a questo tratto

navigabile, con grave danno alla già difficile economia e vita sociale

della valle.

Si fa presente che dei 40 km di fiume BRENTA tra Primolano e Tezze sul

Brenta, l’unico tratto attualmente navigabile è quello compreso tra San

Gaetano di Valstagna e Campolongo - Solagna per circa 8 chilometri, tratto

che verrebbe notevolmente ridotto con la realizzazione della nuova centrale

mettendo in serio pericolo i pochi chilometri di Brenta che ancora vive.

Proprio per questo l’Associazione Pescatori del “Bacino Acque Fiume Brenta”,

che raggruppa oltre tremila soci, si oppone fermamente a questo progetto,

perché il suo primo obiettivo è quello della conservazione delle specie

ittiche del Brenta, e in particolare della Trota Marmorata specie già

in via di estinzione, che trova solo in questa zona un ambiente favorevole

alla riproduzione.

Non tralasciamo poi la pratica della pesca sportiva che è possibile ormai

unicamente in questo tratto.

Da non sottovalutare anche le attività escursionistiche fluviali svolte

in questi ultimi dieci anni dalla Scuola di Canoa di Valstagna e dall’Ivan

Team che hanno portato migliaia di turisti da più parti d’Italia e dall’estero

e che hanno creato uno sviluppo turistico eco compatibile, permettendo

la riscoperta di questa splendida valle altrimenti nota solo per la triste

statale che la percorre.

Oltre a questo ricordiamo che le attività sportive sul Brenta hanno portato

numerosi riconoscimenti alla Valbrenta e all’Italia rendendo questo fiume

una vera e propria palestra per le attività fluviali con invidiabili risultati:

2 medaglie olimpiche, 5 Campionati del Mondo, 7 Coppe del Mondo e le

recenti tre medaglie di Robert Pontarollo, atleta del Corpo Forestale

dello Stato, cresciuto nelle fila del Canoa Club Valstagna culla di numerosi

atleti di successo come Pierpaolo Ferrazzi oro e argento Olimpico vanto

di tutta la nazione.

La realizzazione della centrale Crestani, o di qualsiasi altra derivazione

futura, porterebbe quindi danni sociali inimmaginabili poiché impedirebbe

la partenza e gli allenamenti delle attività sportive ed escursionistiche

del Canoa Club Valstagna, del Centro Sportivo del CFS, dell’Istituto Comprensivo

della Valle e dell’Ivan Team con la Scuola di Canoa Valstagna. Infatti

la partenza, localizzata presso la riva di San Gaetano in comune di Valstagna

grazie alle sue caratteristiche e all’ampio e unico parcheggio esistente,

reso possibile dall’intervento dell’Amministrazione Comunale di Valstagna,

permette ai canoisti di intraprendere in sicurezza le discese di tale

tratto. Non da meno, poi, toglierebbe la possibilità alla popolazione

e ai passanti di poter vedere da vicino le acque del Brenta, sostando

comodamente senza pericoli, acque ormai irraggiungibili in quasi tutta

l’asta del fiume.

Facciamo presente inoltre che la derivazione della Ditta CRESTANI CLAUDIO,

nel caso venisse realizzata, non porterebbe alla popolazione un beneficio

tale da giustificare questo irreparabile danno.

Il Comitato Tutela Fiume Brenta fa appello alle amministrazioni Comunali

della Valle del Brenta, alla Comunità Montana del Brenta e ai rappresentanti

politici, già sollecitati con una nostra recente nota, a promuovere presso

gli organi politici regionali competenti un’azione tesa a negare qualsiasi

autorizzazione per la realizzazione di Centrali Idroelettriche attuali

e future, spostando invece l’attenzione in un intervento a favore della

realizzazione di strutture e mezzi tali per migliorare e garantire lo

sviluppo delle attività sportivo - didattico - ricreative sul fiume Brenta

che lascino però inalterato l’ecosistema. Il Comitato annuncia che non

desisterà dal suo proposito finché non otterrà esito positivo alle sue

richieste. Distinti saluti.

Comitato Tutela Brenta

COMITATO TUTELA FIUME BRENTA

C/o Grotte di Oliero 36020 VALSTAGNA

Tel 0424 558250 fax 0424 558251

[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

Il 22/23 giugno - SALVIAMO IL SESIA!

RADUNO CANOISTICO INTERNAZIONALE - info:

http://www.geocities.com/raduno_sesia/

———————————————

Home page CKI: http://www.canoakayak.info/

Per intervenire: canoakayakitalia@yahoogroups.com

Info: pagaia@yahoo.com - cello +39.348.6543533

No responses yet

Jun 05 2002

Lettere a CKI dopo L’operazione Mondiali 2002

A: <canoakayakitalia@yahoogroups.com>

Priorità: 3

Da: “marco/i” <marcopelagatti@interfree.it>

Data: Giovedì, 6 Giugno 2002 20:30:35 +0200

Oggetto: Re: [C.K.Italia+] C’ ero anch’io [Sesia manifestazione]

Risposta a: canoakayakitalia@yahoogroups.com

[Mostra tutte le intestazioni] [Versione stampabile]

Si, una splendida giornata di sole in Valsesia, tanta gente, striscioni,

bandiere e magliette…mi son detto: ” 1500 km in due giorni? hai fatto

bene, per il Sesia questo ed altro..”. Domenica mattina, seguendo le

istruzioni di Fred del sabato sera, ognuno al suo posto, chi sul fiume, chi

al parcheggio, chi al gazebo.

Ho coinvolto anche una amica che non sapeva neanche cosa fosse il Sesia fino

a due giorni prima ed improvvisamente si e’ ritrovata a vendere magliette

cappellini e bandierine gridando “Salviamo il Sesia!!!”

Ore a parlare con i passanti, con gli abitanti del posto, tutti molto

coinvolti..

…..ma dal gazebo di Pila mi affacciavo e davo un occhio sul fiume…tanta

gente, tanti “matti” che si agitavano urlavano sostenendo striscioni, ma NON

come la situazione meritava.

Certo il Fiume e gli affluenti a livello ottimale meritavano…bello godersi

una discesa in tranquillita’ o assistere alle gare, magari all’ombra…

Un sentito grazie a tutti i partecipanti e all’organizzazione tutta.

Marco

CC dl ATAC Roma

31 maggio - 2 giugno 2002

C’era la manifestazione sul Sesia.

Canoista, non ti abbiamo visto……

info http://www.superspazio.it/sesia/it/opsesia.htm

A: <canoakayakitalia@yahoogroups.com>

Priorità: 3

Da: “Ettore Ivaldi” <fickivaldi@libero.it>

Data: Venerdì, 7 Giugno 2002 10:09:53 +0200

Oggetto: [C.K.Italia+] Operazione Mondiali Sesia

Risposta a: canoakayakitalia@yahoogroups.com

[Mostra tutte le intestazioni] [Versione stampabile]

Volevo ricordare che anche la squadra nazionale ha sostenuto a gran voce

“Operazione Sesia contro le dighe”. Tutti gli atleti hanno gareggiato con

l’adesivo “SALVIAMO IL SESIA”. Poi Panato e Pontarollo nelle interviste

hanno più volte citato il pericolo delle dighe sul Sesia augurandosi di

poter ancora a lungo gareggiare su queste acque uniche al mondo. Gli stessi

campioni poi si sono dichiarati disponibili ad ogni iniziativa al riguardo.

Colgo l’occasione anche per ringraziare tutti gli amici canoisti che ho

visto in occasione dei mondiali e che hanno sostenuto i nostri atleti,

grazie e Occhio all’onda! Ettore

31 maggio - 2 giugno 2002

C’era la manifestazione sul Sesia.

Canoista, non ti abbiamo visto……

info http://www.superspazio.it/sesia/it/opsesia.htm

A: canoakayakitalia@yahoogroups.com

Da: “Frédéric Gilardone” <fredgil@plugit.net>

Data: Giovedì, 6 Giugno 2002 12:10:58 +0200

Oggetto: [C.K.Italia+] Operazione Mondiali Sesia, seguito

Risposta a: canoakayakitalia@yahoogroups.com

[Mostra tutte le intestazioni] [Versione stampabile]

Maurizio ha comunicato ieri le sue impressioni, con passione e con

sentimento.

Ci voleva in effetto solo questo: passione e sentimento per presenziare

domenica mattina dalle 9 alle 11.00 a Pila…Probabilmente eravamo troppo

pochi, e una cinquantina di striscioni sono rimasti senza mani

volonterose per alzarli…

Ma gli striscioni c’erano: 150, colorati, espressivi, ricevuti da molti

paesi, fin dal Sud Africa, dal Messico o dall’Islanda, e tanti

dall’Italia, dalla Calabria all’Alto Adige. Su questo punto, sulla

solidarietà espressa dal mondo della canoa, successo notevole.

Ottimi risultati anche al livello dell’immagine e della stampa, il che

era l’obbiettivo principale; mezza pagina sulla Repubblica (Piemonte) e

sul suo sito Internet, tante sui giornali locali, qualche bella ripresa

della manifestazione in TV, RAISat e Euronews, prossimamente una

puntata intera dedicata al Sesia su MT Channel (Macchina del Tempo su

satellite), interviste a Radio Rai e Radio Popolare, ottima conferenza

stampa con la presenza del Presidente e del Segretario Generale della

CIPRA. E già erano usciti l’articolo di quattro pagine e varie foto di

Maurizio Bernasconi sulla Rivista della Montagna di Maggio, quello su

GIOIA il 28 maggio con foto, su Pagaiando, sullo Speciale Acquaviva

della UISP. Ieri ancora su Notizia Oggi, quotidiano locale, sono

usciti due articoli, uno su quattro colonne con foto sui contenuti

della Conferenza Stampa di Sabato scorso, e uno sulla mostra di disegni

dei bambini della Valsesia “Amico Fiume”.

Tanti richiami dei commentatori TV al problema delle micro-centrali,

poesie e temi di ragazzi letti da loro stessi sul palco sabato sera,

bandierine “Salviamo il Sesia” (grazie a Rivernews) su tante case in

valle…

E soprattutto la presenza di veri uomini di buona volontà, che senza

essere troppi, hanno provato la loro disponibilità a fare tanto per il

fiume. Ci vorrebbe una piena pagina per ringraziarli tutti. Smuraglia e

Valbo, onnipresenti nell’ombra o sul terreno, Ino Cum (che ha procurato

tanta stoffa e gli adesivi) e il nostro moderatore preferito Flavio,

iperattivi sulle strade e sulle sponde, Andrea Bavestrelli che cifre in

mano ha permesso di dimostrare l’assurdità economica dei progetti di

derivazione, Alberto Faggioni diventato addetto stampa con i risultati

di cui sopra, Maurizio Bernasconi più difensore del Sesia che mai,

Stefano Carpita & Co da Pisa con passione, il “tesoriere” Beppe

Caramella, i Caskaboulons venuti apposto da Briançon (che in tutta

discrezione hanno sceso gli affluenti più difficili), Carlo di Lucia e

Deborah appostati nel gazebo, come Sarah Barbanti che ha raccolto

tanti fondi e firme per il Comitato, Frederik accorso malgrado un

incidente evitato da poco sul Verzasca, Renato Mugolo che già ha

riportato le foto su www.superspazio.com da lui aggiornato da mesi… i

fedeli del Gruppo Canoa Roma, della FICF, di Turbigo, Somma e Novara e

tanti altri club e presenti per passione, senz’altri interesse che

quello di difendere il fiume e l’ecosistema della valle.

Siamo tutti decisi più che mai ad andare avanti, anche perché le cose

si mettono veramente male per il Sesia. Ci saremo di nuovo per i 22 e

23 giugno; e tu ?

Fred

31 maggio - 2 giugno 2002

C’era la manifestazione sul Sesia.

Canoista, non ti abbiamo visto……

info http://www.superspazio.it/sesia/it/opsesia.htm

A: “Rino Rotolo \(Assystel\)” <rino.rotolo@assyst-intl.com>, “Massimo Lionello

Omnitel” <massimo.lionello@omnitelvodafone.it>, “Mauro Turzo ABB”

<Mauro_Turzo@notes.abb.it>, “CLUB GENTE D’ACQUA”

<ckclubgeda@yahoogroups.com>, “canoakayakitalia gruppo CKI”

<canoakayakitalia@yahoogroups.com>

Priorità: 3

Da: “maurizio” <m.tric@tiscalinet.it>

Data: Martedì, 4 Giugno 2002 23:55:14 +0200

Oggetto: [C.K.Italia+] C’ ero anch’io [Sesia manifestazione]

Risposta a: canoakayakitalia@yahoogroups.com

[Mostra tutte le intestazioni] [Versione stampabile]

In una splendida domenica di sole, ho visto tanta gente, striscioni, bandiere

e magliette sul piazzale di Pila, in difesa del fiume Sesia.

Ho visto Canoisti e non, già sudati alle 8 del mattino (in piedi da

due ore), avvicendarsi a posizionare cartelli, gazebo, materiale informativo

e correre sul greto del fiume per appostarsi nei punti più visibili dalle

Tv.

Ho visto persone qualsiasi adoperarsi per tenere gli striscioni, sotto

il sole, in mancanza dei sostegni.

Ho visto gli organizzatori della manifestazione imbarazzati e contesi

fra il dovere di rispettare gli accordi presi di non belligeranza, e la

voglia di sbattere nel fiume i cartelloni inutili degli sponsor e mettersi

davanti alle telecamere per protestare.

Ho visto con piacere vecchi amici di canoa che non vedevo da anni, in

prima fila o comunque con magliette e bandiere.

Ho visto poi gli stessi manifestanti del mattino, saltare più per gioia,

che per protesta, alla premiazione degli Italiani piazzatisi, ancora

con gli striscioni in mano alle 6 del pomeriggio.

Ma ho visto anche tanti, troppi canoisti (famosi e non) già nella valle

dalla sera prima,godersi beatamente la gara dei mondiali, dal ponte o

dalle rive alle 10 del mattino, senza nemmeno domandarsi, se non fosse

il caso di dare il cambio ai primi manifestanti almeno per la 2° manche.

Ne ho visti tanti altri recarsi tranquillamente ai soliti punti di imbarco,

come se fosse una giornata qualsiasi e scendere il fiume (tanto oggi

l’acqua c’è).

Ho visto e sorrretto tanti Striscioni di club famosi, solitari senza padroni,

convinti che la loro sola presenza potesse bastare, (della serie: Tanto

ci sono gli altri)

Tutto questo ho visto in una splendida domenica di sole, ma sopratutto

ho visto un meraviglioso fiume Sesia, pieno d’acqua che correva festosa

e limpida incontro a tutto e a Tutti, inconsapevoledel pericolo che da

domani la minaccia.

No comment

Maurizio

[è vero (mOd Flavio)]

31 maggio - 2 giugno 2002

C’era la manifestazione sul Sesia.

Canoista, non ti abbiamo visto……

info http://www.superspazio.it/sesia/it/opsesia.htm

A: canoakayakitalia@yahoogroups.com

Da: “pagaia” <pagaia@yahoo.com>

Data: Sabato, 01 Giugno 2002 11:34:56 -0000

Oggetto: [C.K.Italia+] Sesia - Venite a sollevare gli striscioni!!! SVEGLIA!

Risposta a: canoakayakitalia@yahoogroups.com

[Mostra tutte le intestazioni] [Versione stampabile]

Ciao a tutti,

sono riuscito a trovare un computer libero nella sala stampa dei

Mondiali del Sesia.

Presso la casa di Frederick a Campertogno i volontari Hanno appena

completato gli striscioni “ordinati” dalle varie Associazioni e

Canoa Club.

Ora servono le persone (tu), i canoisti che li sorreggano durante la

gara domani domenica alle 9.00.

Info: http://www.superspazio.it/sesia/it/opsesia.htm

cellulare di Fred: 335.53.22.238

Vi aspettiamo ANZI TI ASPETTIAMO!!

——

cIAO

fLAVIO un mOd di cki. pagaia@yahoo.com

31 maggio - 2 giugno 2002 - No alle dighe -

“OPERAZIONE MONDIALI PER IL SESIA”

Canoista, hai già aderito compilando il form??

info http://www.superspazio.it/sesia/it/opsesia.htm

A: canoakayakitalia@yahoogroups.com

Da: “Frédéric Gilardone” <fredgil@plugit.net>

Data: Venerdì, 31 Maggio 2002 16:33:06 +0200

Oggetto: Re: [C.K.Italia+] sesia

Risposta a: canoakayakitalia@yahoogroups.com

[Mostra tutte le intestazioni] [Versione stampabile]

> Possibile che nessuna emittente televisiva nazionale sia interessata

alla manifestazione su Sesia?

>

>

Siamo in questo momento sul posto a discutere con i responsabili RAI

perche non filmino “solo” i canoisti domenica mattina, sembra che c’è

li siamo fatti amici…

Segnalo ai milanesi che Radio Popolare da ieri parla spesso della

manifestazione e ha dato l’antenna al Segreteria del Comitato, Alberto

Smuraglia, ieri pomeriggio.

La Valsesia, in un ambiente di festa e con il fiume pieno di bella

acqua verde-blu, e tappezzata con i nostri manifesti… ci vediamo

Domenica mattina !

[ http://www.superspazio.it/sesia/it/opsesia.htm ]

Fred

31 maggio - 2 giugno 2002 - No alle dighe -

“OPERAZIONE MONDIALI PER IL SESIA”

Canoista, hai già aderito compilando il form??

info http://www.superspazio.it/sesia/it/opsesia.htm

A: <canoakayakitalia@yahoogroups.com>

Priorità: 3

Da: info@canoarepublic.it

Data: Venerdì, 7 Giugno 2002 11:02:06 +0200

Oggetto: Re: [C.K.Italia+] Operazione Mondiali Sesia

Risposta a: canoakayakitalia@yahoogroups.com [Salva indirizzo]

[Mostra tutte le intestazioni] [Versione stampabile]

…Finalmente una voce della FICK.

Ma il Pres.te Ill.mo Conforti Franco…come si esprime in merito ad un

problema DI TALE LEVATURA???

Mi complimento con Panato ( miticooooooooo!!!!) e Pontarollo ( tieni

duro..che l’ORO arriverà!!!) e tutti i componenti della squadra Azzurra per

i risultati ottenuti .

Un po meno con i dirigenti ( per cose personali e anche per il sempre più

decrescente numero di canoisti che fanno gare, mi chiedo a cosa servono le

medaglie e i CAMPIONI…se poi non si sa fare la giusta promozione di uno

sport , così bello e alla portata di tutti, quale la canoa/kayak!?!)

Caro Ettore, cerchiamo di cavalcarla bene “l’ONDA” e stare all’occhio a chi

….quella onda, non sa nemmeno da cosa e da come si è FORMATA ( parliamo di

onde PULITE!!!!).

Aloha a tutti e complimenti ancora e soprattutto a quelle centinaia di amici

della natura e della canoa che hanno manifestato contro il soppruso

ambientale ( sarei venuto con le ragazze di CanoaRepublic..ma aimè c’era da

difendere il titolo EUROPEO a Savona, Sandra Truccolo, Micaela Cavedon,

Cristina Pozzoli e Susanna Signorini , prime cat. donne OC4, Daniele Scarpa

1° in OC1 RUN-PADDLE-RUN, e 1° in OC4 sulla long distance 14 km. con gli

amici di Milano, Mauro Rossetti, Piero Codevilla, e Damiano Cantù).

Complimenti agli organizzatori e a tutti gli amici della lista CKI che si

sono adoperati a far sentire la VOCE dei frangenti del SESIA.

Salviamo il Sesia ci deve accompagnare come monito e rappresentanza verso

tutti quei fiumi e corsi d’acqua che sono messi in pericolo dall’uomo che

non sa chiedersi perché..pensando solo all’aspetto $$$!!!

Aloha & mahalo , vi aspettiamo al mare e in laguna…sabato saremo a

surfare le onde ( ieri si era fuori con onde di 4-5 metri…) al

“CanoaRepublic on the Beach” S.O.M.P. ( Surfski Outrigger Meeting Point)

presso la spiaggia del Camping Residence, vi aspettiamo numerosi a provare

le ebrezze delle surfate con i surfski e le outrigger canoe.

aloha, daniele e il CanoaRepublic Outrigger Team

—– Original Message —–

From: “Ettore Ivaldi” <fickivaldi@libero.it>

To: <canoakayakitalia@yahoogroups.com>

Sent: Friday, June 07, 2002 10:09 AM

Subject: [C.K.Italia+] Operazione Mondiali Sesia

> Volevo ricordare che anche la squadra nazionale ha sostenuto a gran

voce….

31 maggio - 2 giugno 2002

C’era la manifestazione sul Sesia.

Canoista, non ti abbiamo visto……

info http://www.superspazio.it/sesia/it/opsesia.htm

Home page CKI: http://www.canoakayak.info/

Per intervenire: canoakayakitalia@yahoogroups.com

Info: pagaia@yahoo.com - cello +39.348.6543533

No responses yet

Jun 02 2002

Da La Repubblica, Torino: Una discesa iridata per salvare il Sesia, di Rita Cola

Pubblicato da alfaggio in Rassegna Stampa

Manifestanti da cinque continenti. I mondiali di canoa sono anche l’occasione per lanciare una campagna internazionale in difesa del fiume

SCOPELLO - Frederic Gilardone, una vita tra Parigi e Roma e una passione nel cuore che lo porta sempre a Campertogno, alta Valsesia, ai piedi del Monte Rosa, in una casa dei sogni costruita dagli avi, scarta un pacco proveniente dalla Bretagna. C’è uno striscione: «Il Sesia è da salvare. Save the river». Insieme c’è una lettera di solidarietà. On line, il richiamo del Comitato per la Tutela del Fiume Sesia e dei suoi Affluenti ha raccolto adesioni da ogni parte del mondo, Nuova Zelanda compresa.
In centocinquanta, dall’Islanda e dal Sud Africa, hanno affidato al servizio postale uno striscione. Altri, per timore che le poste non facessero in tempo il loro dovere, hanno mandato una email con il testo da scrivere per essere presenti oggi, quando, contemporaneamente alla gara di canoa discesa sprint individuale, nei Campionati mondiali che si concludono oggi su questo pezzo di fiume - quattrocento metri alla massima adrenalina - una grande ola, un argine umano di scritte multicolori e di braccia di volontari alzate lancerà il suo grido di dolore: «Salvate il Sesia». Non basta guardare questo fiume color cielo, per capirne il tormento. Qualche cifra per rendere l’idea? Quindici progetti di microcentrali private, nove di captazione Enel per produrre energia idroelettrica. Due di questi, al comune di Mollia («Ma può un comune di settantasette abitanti decidere di uccidere un fiume?», si chiedono) ed in frazione Morra di Varallo Sesia, in avanzato stato di progettazione. Oggi, i mondiali di canoa offrono una grande opportunità di sensibilizzazione, ma domani? Alberto Smuraglia, della scuola di canoa Hidronica, è del partito dei disincantati, ma non si arrende alla lotta: «Devono saperlo. Siamo disposti a tutto. Se necessario, anche a piazzarci davanti alle ruspe».
In Valsesia è accaduto che associazioni sportive di canoa, di pescatori, comuni, semplici cittadini, si siano uniti avendo ben chiaro lo stesso obiettivo. Arturo Pugno è il presidente del Comitato ed anche dell’associazione dei pescatori. È un uomo concreto: «Le amministrazioni devono decidere, essere più incisive. Non si può dire a qualcuno: ti strozzo un pochino, ti lascio respirare appena.» Giancarlo Zamboni, sindaco di Quarona da 27 anni, propone: «Perché non aggregare cinque comuni e chiedere una legge regionale per istituire un parco fluviale lungo il Sesia?» La proposta piacerebbe, ma chi conosce bene gli abitanti schivi della Valsesia ha paura. «Rischiamo di perdere - sottolinea ancora Alberto Smuraglia - di non essere capiti. Qui, la parola parco fa paura». Perché, cosa strana, attorno al Sesia si mobilitano da ogni parte del pianeta, mentre sul posto certi concetti fanno molta fatica a mettere radici. Perché? Chissà.
Molte interpretazioni, vari interrogativi. C’è chi, come «Valsesiaenergia», vuole costruire le centrali e chi, come Francesco Pastorelli e Fabio Balocco della Cipra (Commissione Internazionale Protezione Alpi), spiega che non sempre lasciar perdere il petrolio e cercare energia pulita significa un bene per l’ambiente. Fatti i calcoli (il geologo Andrea Bavestrelli ha redatto un articolato studio), emerge che proprio non conviene produrre energia elettrica dalle acque del Sesia. Limpide e chiare, a detta di sportivi affascinati ed innamorati di esperienze very wild, è uno dei posti migliori d’Europa. Lo sa bene Pietro Berga, trentotto anni, trenta passati sul fiume: «È un posto fantastico. Distruggerlo, proprio non ha senso».

No responses yet

Jun 01 2002

Temi e Poesie sul Sesia, dal Palco dei Mondiali di Canoa 2002

(A cura della sezione giovanile del CAI di Varallo, Sabato 1 giugno 2002)

Era lei, l’amabil sesia, - la divina creatura

La più bella tra le belle; - un portento di natura;

un regal dal ciel piovuto. – Era lei il più bel fiore

del giardino; e, quasi un nume, - sol per lei v’era splendore.

Era lei, la diva Sesia, - cui nessun garzone osava

fissar l’occhio di gazzella – e baciar la chioma flava:

poiché Sesia possedeva i più splendidi capelli:

talchè fino i solitari, meschinissimi alberelli,

sussurravan fra lor stessi: “non vi è bionda sì divina;

vanne, o Sesia, va Superba! – che ogni uomo a te s’inchina”

Era così che lo ricordava Pinet Turlo, famoso poeta grignaschese, è così che l’hanno visto e continuano a vederlo la gente che è nata o che comunque vive sulle sue sponde. Tanta gente trova nella sua valle la pace e la quiete che solo una valle incantata può donare. Potremmo passare ore o giorni interi a descrivere le meraviglie della valle del Monte Rosa e del suo fiume che l’attraversa, ma non riusciremmo comunque a trasmettere quello che si prova a vivere sulle sue rive immersi nella natura.

Il Sesia, questo piccolo grande fiume, potesse raccontarci tutto quello che ha visto, scriveremmo pagine e pagine di storia se è vero come dicono gli studiosi che un popolo si giudica dalla propria storia: noi ci chiediamo perché dobbiamo distruggere tutto questo?

Ma il progresso non è quello strumento che dovrebbe farci vivere in un modo migliore?

Non ci possiamo permettere di sbarrare il fiume che il poeta definisce la più bella tra le belle vanificando così non solo il ricordo del fiume ma anche gli ecosistemi che da milioni di anni interagiscono tra loro guidati

da una natura che controlla sempre gli eventi

Perché non annulliamo invece il progetto dello sbarramento, che anziché aiutare l’ambiente lo sconvolge recando danni incalcolabili e creando pericoli imprevedibili, e cerchiamo invece di migliorare l’ambiente in cui viviamo?

Per tutto questo noi vi chiediamo: aiutateci a salvare il fiume e tutti gli animali, aiutateci a lasciare che il Sesia segua il suo corso come vuole la natura.

di ANDREA MAGRI

L’ambiente è una risorsa importante x l’uomo, ma nonostante questo lo rovina sempre in vari modi. Uno di questi è l’inquinamento, gli sbarramenti che vengono quotidianamente fatti nel fiume. Volevo soffermarmi sul nostro fiume, il fiume Sesia, che secondo me e molte xsone che lo conoscono è 1 dei fiumi + belli del mondo.

Ogni anno il fiume Sesia porta turisti, soprattutto canoisti, pescatori, ambientalisti, ma anke semplici xsone che vengono ad ammirare questa stupenda valle. Quindi è un modo x noi ragazzi di conoscere nuove persone, imparare nuove culture e nuovi modi di vivere.

Vi chiedo x favore di portare più rispetto x il nostro fiume che è una delle maggiori risorse della nostra valle, la Valsesia.

di ERICA DUCA

E’ bello quando si va in montagna vedere il Sesia che scorre e sentire lo scroscio dell’acqua.

Perché bisogna rovinarlo costruendo minacciose dighe sfruttando l’acqua per avere l’energia elettrica?

Noi pensiamo che il Sesia dovrebbe rimanere com’è sempre stato e com’è al giorno d’oggi per sentire sempre quel suo canto allegro e vivace.

Perciò il Sesia rimane e rimarrà sempre così.

da ANDREA e LUCA

Per prima cosa voglio dire che nesuno mi ha obbligato a venire qua stasera a parlarvi, ma che l’ho fatto di mia volontà, perché non voglio vedere sparire questo fiume, perché se va modificato deve essere lui stesso a modificarsi.

In seguito, vi vorrei far notare che del Comitato per la tutela del fiume Sesia e dei suoi affluenti fanno parte esponenti d’associazioni sportive o commerciali che hanno lo stesso a cuore il continuare a tenere al suo primo posto in Piemonte la naturalità del Sesia. La Naturalità di cui parlo consiste in uno stato in cui sbarramenti, briglie e arginature spondali sono pressochè nulle e dove la fauna è libera di vivere senza disturbi.

Le sponde del Sesia e tutta la Valle richiamano un grande interesse naturalistico e sportivo. Alcune delle più grandi attrattive sono, infatti gli sport d’acqua viva, ovvero canoa, rafting, torrentismo, ed hidrospeed; e la pesca sportiva, praticata su tutte le sponde del Sesia e dei suoi affluenti.

Tutte queste attività verrebbero sicuramente rovinate se gli interessi di qualcuno si realizzassero e non posso credere che questi signori restino insensibili a tutto ciò. Io, come gli altri ragazzi della Valle, non riesco nemmeno a immaginare un Sesia con sbarramenti e dighe.

Vi è anche il problema che, per costruire queste deviazioni si dovrebbe disboscare tutt’attorno, creando caos nella fauna boschiva , nonchè modificare oltremodo il letto del fiume che in questo modo potrebbe rompere gli argini anche solo per un semplice temporale.

C’è anche il problema dell’inquinamento che verrebbe prodotto per erigere questi sbarramenti con consequenziale morte di buona parte dei pesci ed un notevole peggioramento dell’estetica fluviale.

Certa gente non vuole proprio capire che il Sesia è il presente, ma soprattutto il futuro della Valle perché permette di organizzare manifestazioni come quella per cui siamo riuniti ed attira persone da tutto il Mondo creando così scambi culturali e favorendo l’economia delle montagne, che si stanno impoverendo a causa del continuo spopolamento ed il Sesia è una delle cose che richiamano nella Valle villeggianti che, in estate, vivono con le loro famiglie piacevoli e rilassanti gite e si tuffano nelle sue splendide acque; inoltre il Sesia è una delle attrattive che, con la sua bellezza, impedisce di andarsene alle persone che ancora vivono qui.

A proposito di bellezza, provate a immaginare il Sesia con acque scarse e torbide, con dighe e sbarramenti, con gli alberi sulle rive abbattuti e con il continuo frastuono provocato dalle centrali. Io non ci riesco.

Spero che questo mio appello, a capire la poesia del fiume così com’è, raggiunga chi di dovere e che questi signori sacrifichino i loro interessi a favore del fiume e di tutto il suo ecosisitema.

di DIEGO MARTINOIA

Se voi siete qui stasera è solo per un motivo: salvare il Sesia

E quindi vi chiedo di impedire questo disastro, questa ingiustizia, questo nonsenso. E venire qui con noi a protestare, a dire di no, anche da molto lontano.

Il fiume è vita; lo era per i nostri nonni, lo è oggi per noi.

Fate in modo che lo sia per me più tardi.

Ditelo tutti insieme, in tutte le lingue:

Salviamo il Sesia,

Save the Sesia,

Sauvon la Sesia !

di JACQUES GILARDONE

Natura! Colei che ci ha creato

Grande signora che tutto ha formato

Per lei furono gli alberi e i monti lontani

Per lei furono i nostri occhi e le nostre mani,

l’eterno silenzio di cielo e universo.

Ma il fiume da tutto è diverso

Fiume di acque, pietre e riflessi al sole

Sulle sue rive crescono gli alberi e le viole.

La corsa del fiume, la gioia delle cascate,

giochi di schiuma come le ali delle fate.

Dobbiamo vivere senza sfrattare

Quello che la natura ha saputo creare.

Il Sesia è un fiume pulito, non inquinato,

dalle dighe non deve essere sbarrato.

di ELENA MURGOLO

Come molti sanno, negli ultimi tempi il Sesia ha subito degli sbarramenti e incanalamenti che sono serviti a produrre energia idroelettrica ed altri sono progettati per il futuro.

Ciò comporterà un cambiamento della portata del fiume e di conseguenza anche del suo ecosistema.

Tutto questo andrebbe a sfavore del turismo perché alcuni visitatori vengono in Valsesia per far canoatorrentismo, pesca o semplicemente per ammirare questa valle, così verde e naturale; è per questo che diciamo no agli sbarramenti.

di LUCA CUMBO

No responses yet

May 04 2002

Da La Rivista della Montagna: articolo di Maurizio Bernasconi

Operazione Mondiali 2002

Il mondo dei canoisti è in fermento.

Dal 29 maggio al 2 giugno sul Sesia, in Piemonte, nel tratto fra Pila e Scopa, si

svolgeranno i XXIII Campionati Mondiali di Discesa Canoa e Kayak, un avvenimento a

scadenza biennale molto importante per tutti i canoisti. Gli organizzatori mirano a

raggiungere la quota di 35 squadre partecipanti anche grazie a iniziative di ospitalità che

faciliteranno l’adesione di paesi e concorrenti meritevoli ma lontani e meno ricchi. Gli atleti

italiani sono attesi con interesse grazie ai numerosi titoli mondiali e olimpici degli ultimi

anni. Vi sarebbero certo numerosi dettagli da conoscere sulla gara, la sua storia e sul

mondo della canoa; per questo si consiglia il bel sito dell’organizzazione

www.wild-water.org, dove si troveranno informazioni: sui partecipanti, sugli orari delle

gare e delle manifestazioni collaterali, sui risultati. Precedenti edizioni dei mondiali si

sono svolte in Val d’Isère, a Spittal, a Merano sul Passirio, sul Noce, a Muotathal, a

Skopie, in Canada, in Inghilterra e in parecchi altri luoghi che da allora sono diventati

mitici fra i canoisti. Chi ha avuto la fortuna di partecipare a una di queste bellissime e

intense competizioni ha indelebilmente impressa la memoria di tali luoghi e lo stesso sarà

per la Valsesia.

CONTRO LE DIGHE

Questa volta, ai motivi di interesse sportivo si aggiunge una grande iniziativa

internazionale di salvaguardia del Sesia denominata OPERAZIONE MONDIALE. Sfruttando

l’eccezionale opportunità data dalla presenza di reti televisive e giornalisti si vuole far

conoscere al mondo intero che il Sesia e numerosi altri torrenti sono minacciati dalla

proliferazione di sbarramenti idroelettrici che stanno distruggendo il poco che resta di un

patrimonio naturale già intensamente sacrificato alla produzione di energia. I fiumaroli, in

questa veste ambientalista, attraverso il coordinamento di responsabili nei vari paesi

europei e oltre, hanno coinvolto migliaia di sostenitori i quali parteciperanno di persona

oppure invieranno le bandiere dei clubs da tutto il mondo con la scritta “Salviamo il Sesia”.

Si tratta di un intervento non violento, determinato ma festoso nel segno delle acque

pulite, libere e selvagge. Gli interessati possono aderire all’iniziativa attraverso

www.superspazio.it contattando Fred Gilardone o Alberto Faggioni.

In Piemonte esiste un Coordinamento dei comitati piemontesi che combattono con

decisione da tempo per salvare alcuni fiumi. Anche in Spagna si è creata un’opposizione ai

cento impianti programmati col finanziamento europeo che si è mossa con una Marcia su

Brusselles di 2000 km e arrivo in settembre 2001. In Francia, per fare un altro esempio, a

Saint-Christophe en Oisans (Isère), il 25 e 26 maggio 2002, nel segno della convivialità, si

terrà un week end di riflessione sui valori del canoismo e sul patrimonio vivente da

conoscere e valorizzare, in prospettiva di azioni future (info Stéfane Roux:

04.76.26.35.51). Ma in molte altre zone la costruzione indiscriminata di sbarramenti

prosegue nel silenzio quasi generale, come in Valle Anzasca con lavori ultimati. Per questo

adesso, anche se con qualche ritardo, si cerca di mettere in campo la forza d’urto numerica

dei canoisti. Tutte le regioni alpine posseggono una vivace attività sportiva lungo fiumi e

torrenti e, nell’arco che va dalla Provenza alla Slovenia vivono la maggior parte dei

campioni che si contenderanno le medaglie. Ma i Campionati avranno un’eco ben più vasta.

In paesi come Canada, USA, Nuova Zelanda e nell’Europa orientale gli appassionati dei

fiumi sono molti e, come altre affini tradizioni di plein air e di educazione sportiva e

ambientale, anche il canoismo è un comportamento conosciuto e abbastanza diffuso alla

generalità delle persone. In questi paesi esistono produttori di canoe, club, scuole,

pubblicazioni, raduni e una produzione documentaristica specializzata. Inoltre le canoe non

sono più oggetti misteriosi in nessun luogo; ovunque vi siano fiumi è arrivata da tempo la

tecnica del kayak e possiamo per esempio noleggiarne uno, non solo nei centri sparsi su

tutti i torrenti alpini, ma ovunque in Europa e anche nel Caucaso o sul Gange a Rishikesh,

in un villaggio della Cordigliera andina, sul Giordano o sullo Zambesi, insomma

dappertutto. Come in altri sport agonistici, per la verità, gli exploit professionistici e

irraggiungibili dei campioni con alcuni eccessi extrasportivi che è difficile amare, sembrano

talvolta estranei al gusto diportistico della massa e a un criterio più saggiamente

salutistico. Tuttavia i Campionati calamiteranno l’attenzione di molta gente in tutto il

Mondo e saranno un’occasione per mostrare l’immagine di acque pure e lucenti, di giovani

pagaiatori senza anelli al naso ma apprezzabilmente coraggiosi (specie se vi sarà la forte

portata prevedibile in giugno) e di uno stile di vita nel quale la presenza reale di un bel

fiume acquista finalmente il suo valore. Nella zona ci si aspetta un positivo effetto per il

turismo giacché naturalmente vi saranno anche dei nuovi osservatori che avranno

occasione di conoscere il Sesia, il Piemonte e gli sport fluviali. Questo si collega anche alla

concessione di finanziamenti pubblici per alcune opere di adeguamento in valle.

COSA SI E’ FATTO IN VALSESIA

La prima gara di canoa sul Sesia risale al 1963, un’epoca pionieristica. Da allora si

svolgono gare di discesa, gare di alto corso, di rafting, raduni come quello memorabile

dell’Alpin Kayak di Monaco che aveva raccolto gente da tutto il mondo, compreso

giapponesi. Sul Sesia è stata fondata nel 1978 la prima scuola di canoa italiana, sono stati

girati film e riprese televisive che hanno fatto conoscere il fiume. Soprattutto nei giorni

festivi il via vai di canoe è intenso e abbastanza impressionante. Parecchi canoisti sono

diventati frequentatori abituali della valle fino al punto di comprare abitazioni e, in

qualche caso, diventare dei residenti. Nel tempo si è consolidata la reputazione di un

fiume perfetto per gli sport fluviali e bellissimo che, da aprile a luglio, merita un viaggio di

mille chilometri per mettervi la propria canoa. Oggi vi operano parecchie organizzazioni che

propongono escursioni ai turisti e vi hanno operato come istruttori degli atleti provenienti

da vari paesi fra cui Zimbawe, Australia, Argentina, Messico, Nepal. La possibilità di

sviluppare ulteriormente questo settore è enorme anche perché purtroppo molti altri

percorsi in Europa sono stati nel frattempo completamente cementificati.

Il Comitato per la tutela del fiume Sesia e dei suoi affluenti.

Su iniziativa di sei scuole di canoa e rafting, del Canoa Club Valsesia e dell’Associazione

Valsesiana Pescatori Sportivi si è costituito un comitato quando nel 2000 ci si è resi conto

che una ventina di impianti avevano ottenuto le concessioni alla captazione di acque ad

uso idroelettrico. In effetti nel 1985 l’ENEL aveva predisposto un programma di

sfruttamento che coinvolgeva quasi tutta la valle, ciò aveva bloccato fortunatamente per

quindici anni le ipotesi di altre dighe. Coinvolgendo la popolazione, un primo storico

comitato aveva subito contrastato in modo piuttosto energico la svolta idroelettrica

proponendo invece un’alternativa di sviluppo che favorisse le peculiarità dei luoghi. Ma

quando l’ENEL ha rinunciato ai suoi progetti, gli autoprodutttori privati hanno cominciato a

proporre i piccoli sbarramenti sperando di accaparrarsi cospicui finanziamenti legati alle

fonti di energia rinnovabili e godendo di agevolazioni e condizioni tariffarie

straordinariamente favorevoli (agevolazioni oggi ridimensionate). Comprendendo che un

gran numero di piccole installazioni potrebbe paradossalmente rivelarsi anche più

invadente di un grosso bacino, il Comitato ha subito chiesto la realizzazione di uno studio

di compatibilità ambientale sugli usi plurimi delle acque: potabilità, stabilità idrogeologica,

irrigazione, energia, smaltimento reflui organici, fruizione ricreativa ecc. Dopo più di un

anno la Regione e la Provincia hanno accettato di appaltare e finanziare con 200 milioni di

lire questo studio, prendendo sembrerebbe anche in qualche considerazione la logica

richiesta del Comitato di stabilire una forma di moratoria o sospensione delle costruzioni

in alveo durante le fasi di studio (4 anni?). Il Comitato ha sollecitato positivamente

interpellanze al Consiglio Regionale, al Parlamento di Roma e ha ottenuto l’attenzione del

presidente della Commissione Ambiente della Comunità Europea. Nel frattempo si è

costituito in Piemonte un coordinamento dei comitati spontanei che si sono formati in

tutte le valli, infatti l’esigenza di energia “pulita” per limitare l’uso di petrolio ha lanciato

un centinaio di sbarramenti; proposti da privati e da società miste. Ma già negli anni

trenta i progettisti di centrali idroelettriche (come l’Ing.Omodeo) ammettevano di aver

esaurito lo sfruttamento dei siti davvero produttivi con circa l’80% di acque incanalate.

Oggi si raschia il fondo per produrre quantità irrisorie di elettricità con la distruzione degli

ultimi corsi d’acqua superstiti. Non c’è niente da fare se non: risparmio energetico,

fotovoltaico e soprattutto un diverso stile di vita (anche forse più divertente). Al Comitato

valsesiano hanno aderito per prime le Federazioni Canoistiche Svizzera e Tedesca, la

Comunità Montana Valsesia, il Comune di Varallo, poi il gruppo organizzatore dei

Campionati del Mondo del 2002 e via via la F I C K e molte altre federazioni nazionali,

moltissimi club e centinaia di canoisti di tutto il mondo. Nel gennaio 2002 ha aderito il

Club Alpino di Varallo e si prevede di intensificare l’azione localmente con interventi nelle

scuole, affissioni e altre iniziative.

Gli Enti preposti ad autorizzare la costruzione di una diga sono molti e può succedere che

il Servizio risorse idriche dell’Assessorato provinciale conceda l’uso di acque per esempio a

Morca (Varallo) per una diga posizionata in un luogo che l’Autorità di Bacino del fiume Po

considera area a rischio idrogeologico molto elevato (8 nov. 2001). Opporsi a un progetto,

o anche solo cercare di capire quel che sta succedendo, diventa ancora più difficile se il

proponente è una società mista di cui fa parte la Regione. I costruttori e i progettisti

hanno dimostrato di saper frequentare i meccanismi dell’Amministrazione con perfetta

naturalezza e certamente senza le difficoltà che incontra un ingenuo gruppo di cittadini

poco “sgamati”. Quelli che vorrebbero lasciare ai propri figli la possibilità di vedere come è

fatto un fiume devono approfondire le buone conoscenze naturalistiche e geologiche per

contrastare la diffusa tendenza a voler credere che la gestione del territorio sia

unicamente una questione di appalti e di cemento armato. In più sembra utile un minimo

di competenza burocratica e di scaltrezza per non annegare subito nelle paludi limacciose

del Cocito e del Flegetonte. L’esito della battaglia è incerto e qualcuno aspetta che

passino i Mondiali per ricominciare a muovere le ruspe.

Chi si oppone alle dighe sul Sesia non è ancora riuscito ovviamente a convincere delle sue

buone ragioni proprio tutti: non ha convinto purtroppo i costruttori; non ha convinto alcuni

fra i politici i quali forse per questo non sembrano troppo appassionarsi all’argomento; non

ha saputo convincere certi funzionari, veramente importanti, di uffici nei quali

imperscrutabili iter decidono se una diga si farà oppure no; e non ha convinto nemmeno il

cento per cento della popolazione, non quelli almeno, convinti che le dighe porteranno

lavoro. L’unica cosa in cui è riuscito fino ad oggi è evitare di trovarsi le dighe belle e fatte

sotto al naso. Per questo, in occasione delle imminenti gare mondiali il Comitato

valsesiano accetterà la solidarietà e la partecipazione di chi vorrà intervenire.

CONFERENZA STAMPA APERTA A TUTTI SABATO 1 GIUGNO ORE 17,00 PRESSO

ALBERGO ROSETTA A SCOPELLO CON INTERVENTI DEL DIRETTORE DE “LA RIVISTA

DELLA MONTAGNA” MANTOVANI, FABIO BALOCCO DI “CIPRA ITALIA” E WALTER

PEROTTO DEL COORDINAMENTO DEI COMITATI PIEMONTESI CONTRO LE DIGHE.

COSTRUIAMO UNA DIGA DI CANOE

Sabato 22 Giugno alle ore 17,00 a Morca il nostro Comitato patrocina una iniziativa

contro le dighe all’interno del raduno canoistico internazionale organizzato dai Canoa

Club di Milano Novara e Somma Lombardo.

No responses yet

Mar 09 2002

Da L’Alto Adige, 9 marzo 2002: MONTAGNA, IO ACCUSO di Mauro Corona

Pubblicato da alfaggio in Rassegna Stampa

Si tiene oggi a Caderzone in val Rendena il convegno «Orizzonti verticali, la scuola della montagna» con la partecipazione di alpinisti, scrittori, docenti e giornalisti. Pubblichiamo l’intervento-appello di Mauro Corona. Io credo che la montagna abbia la voce e ci parli. Parla, sì parla. Siamo noi che non vogliamo più sentirla perché oggi ci mette a nudo. Molti l’hanno uccisa - dentro di loro prima di tutto - ma la montagna parla ancora. Perché la montagna è dio, è il mare, è il deserto è la vita che ci ha dato da mangiare. Dio, siccome non poteva farci da mamma, con la sua presenza, ha fatto la montagna. Essa ci aiutava a tenerci in vita ma, con la sua energia, anche ad ascoltare, a sentire. E’ questo che abbiamo ucciso. Era ricca la montagna, noi ne abbiamo spento le risorse proprie. E la montagna prova dispiacere, si vede. E’ chiaro che parla ancora a chi la vuol sentire. Ma oggi la spremono solo per fare soldi, per accumulare questi maledetti soldi: quindi non ce la fa più. E’ spremuta. Hanno illuminato la Tofana: lasciate piuttosto che la illumini la luna. La montagna deve essere come una medicina, che ci aiuta a stare un po’ meglio. Non risolve tutti i nostri problemi, ma ci aiuta. Invece la vogliono fare diventare una fabbrica di soldi. Non ce la fa, è chiaro che non ce la fa. A nche l’alpinismo e i suoi club hanno spesso rovinato la montanga. Sport, fretta, prendi e getta, conquista, moda. Invece bisogna insegnare ai bambini, a scuola, a percorre la montagna, anche piano. Occorre introdurre le guide alpine nelle scuole, che insegnino a camminare i primi cento metri, i più difficili, a fare un mucchietto di sassi, a rompere un rametto, in modo che se ti perdi sai come tornare indietro. La montagna è stata sempre vissuta in maniera naturale, ora la preconfezionano. Così parla a quei pochi, ormai, che hanno l’antico sentire, ma sempre meno ai giovani. Che sono isolati: sono stati isolati dalla montagna. Vanno con tute che non fanno nemmeno sentire la neve addosso ai bambini, non glielo permettono. Invece la neve era un massaggio cardiaco, fresca, faceva magari freddo alle mani, ma scaldava il cuore. I ragazzi si fortificavano. Oggi invece la montagna viene isolata dall’uomo, si cancella il freddo, il buio, la fatica, la paura: c’è una mancanza assoluta di naturalità nel rapporto fra l’uomo e la montagna. Lei si avvilisce e non parla più. Per questo dovrebbe essere tutti gli anni «l’anno delle montagne». Per me lo è, da tutta la vita e per sempre: altro che una botta e via, qualche miliardo di pubblicità, manifestazioni e poi tutto resta com’è. Il rischio è di fare l’ennesimo «anno contro le montagne» parlandone bene. Se manca la naturalità, la montagna è muta, chiusa in se stessa. Ogni scusa è buona. Il centenario di questo, l’anno di quell’altro. Hanno illuminato il campanile di non so che cosa, quel pinnacolo di Montanaia o le torri del Vajolet, vogliono fare delle cose che non sono naturali per la montagna: concerti rock sulle piste, rally attraverso i pascoli abbandonati dalle vacche. Deve invece restare la luna a illuminare la montagna, non le lampadine, o i fari lungo le piste per sciare di notte sulla neve artificiale. Ma ci rendiamo conto della realtà? E questo lo fanno perchè? Per far tirar fuori dalle tasche l’euro al turista. E’ il tempo per tornare a educare i bambini, l’alta quota non può essere solo divertimento. Non va bene. Se non nevica non si va a sciare, ecco. E non si va avanti a miliardi: perché allora devono fare la neve, devono attingere alle fonti d’acqua per fare la neve, già ce ne era poca di acqua. Ma lo vogliamo capire che le cose si fanno quando si possono fare? Se non nevica più perché l’uomo ha devastato il cielo e l’atmosfera dove abita dio, pazienza: non si va più a sciare. Un castigo, ma l’avete voluto voi. Io credo invece che si possa vivere in montagna senza trasformarla in questa spaventosa macchina per fare soldi. Certo che si può rimanerci, ma la verità è che non si vuole più solo vivere. Si vuole qualcosa di più. Chi vive in montagna ce la farebbe. Vivo pure io, o i boscaioli. Felici. Ma troppi vogliono invece solo arricchirsi: non quanto basta, molto. Allora il boscaiolo non si accontenta più dei tre milioni al mese che potrebbe guadagnare lavorando, ne vuole trenta, come succede a un boscaiolo qui, che porta giù dodici camion al giorno di legname. L’arricchimento: è questo il punto di cui si fatica a parlare. Non è più avere ciò che basta per mangiare con la propria famiglia, per avere una casa. Quello che conosco io va in giro in Ferrari, assassinando i boschi. E lo permettono, perché lo permettono. La mia speranza sono i bambini. Ad essi bisogna cominciare fin dall’asilo a introdurre nel cuore la montagna, la naturalità del vivere in montagna, l’amore. Insegnare anche ad usarla con i sensi, con l’olfatto, con l’udito, i rumori, i colori. Hanno girato un film sul Vajont: nessuno degli attori mi ha mai parlato dei colori della montagna. Non li vedevano. E a questo vanno educati i piccoli nelle scuole. Anche introducendo la figura della guida alpina come maestro di supporto. Ma lo vedete che attraversano i torrenti ingrossati e non capiscono che il torrente gli parla? E annegato uno scout. Ha attraversato il torrente, ma lui dopo otto giorni che pioveva gli stava dicendo: guarda che sono ingrossato, sono pericoloso. I bambini guardano un albero che si muove fuori dalla stanza e non sanno capire che c’è il vento. Pensano che sarà qualcuno che lo muove, o le pale del Mulino Bianco. Dobbiamo pensare a queste cose. O ppure decidiamo di uccidere la montagna, ma diciamolo chiaramente, non facciamo finta di fare gli ecologisti o di promuovere gli anni internazionali che ingrassano chi se ne occupa e inpoveriscono chi vive sui monti. Non è possibile che in un parco, dove prendono miliardi di finanziamenti, come nel parco delle Dolomiti friulane, scorazzino in macchina due trecento maleducati al fine settimana e possono fare ciò che vogliono impedendo il silenzio, o di guardare gli animali. Mentre ai cacciatori, se onesti amanti profondi della natura, tutto è vietato. In montagna vanno per prendere, non più per ricevere un dono, un’energia, una medicina per la vita, un po’ di tranquillità. Perché è medicina anche l’energia degli alberi, soprattutto in primavera: senti che stai bene, che ti lasci alle spalle le magagne. Non sanno più usarla, la montagna, e non riescono più a lasciare a casa la città. Così arrivi in un rifugio e ti trovi con una radio a tutto volume. Non vi proibisco di portare la radio, se proprio la volete, ma tenetela bassa. E se ascoltate la radio o guardate le tivù, non sentirete la montagna, gli alberi, il vento. Sarete altrove, dove siete sempre. La montagna poveretta, vede tutto questo e si è avvilita a morte, proprio avvilita. Adesso ha bisogno di essere rimeditata. E’ un dono di dio e non è retorica falsa. E’ spiritualità perché la montagna è anche un compagno di viaggio, è un grembo materno. Naturalmente ogni tanto la mamma si stiracchia e butta giù qualche pulcino, come accade ad una chioccia. E’ sì, soprattutto spiritualità, è un messaggio divino vedere queste cose di bellezza, di potenza, anche questi messaggi di rimprovero: ma tutto al fine di farci stare meglio. In mancanza della mamma ci si affida a questa natura. Ma bisogna avvicinarsi con l’educazione del sentire e oggi non te la danno più. Anche i programmi televisivi e i libri sulla montagna, sulla natura, sono solo tecnici: nessuno parla di dio, della consolazione, della serenità che può infondere un bosco o un sentiero. E’ tecnica. C’è il geologo con il martellino che ti dice che questa pietra è del giurassico, 300 milioni di anni. No: trecento milioni di preghiere, di anime, non di anni. La vogliono ridurre a pietra, e non va. E poi è assolutamente una scuola di vita. E’ una scuola se tu la frequenti e qui torno a insistere, in maniera naturale. E’ scuola sì. Quando hai camminato dieci ore per arrivare su una cima (e non scalare, quello è un esercizio che va al di là), quanto arrivi su un cima e poi torni giù, quella è scuola. Perché ti insegna, la montagna, che da una vetta non vai in nessun posto, puoi solo scendere. Quindi anche nella vita, ti fa capire, che chi raggiunge dei traguardi deve poi solo imparare a scendere da essi. Ed è difficile, perchè si è stanchi e spesso l’ora è tarda. Dopo di che insegna la fatica, poiché la montagna è in salita, come la nostra vita. Ti consuma energie, ma quando arrivi in un rifugio o a casa tua e mangi un panino, capisci e che il tonno non deve tagliarsi con il grissino, per essere buono. Deve prima di tutto essere vero. Così la montagna ti mette a nudo la naturalità, ti impegna a essere in rapporto con le cose autentiche, con la verità delle cose fisiche. Ed è qui che la spiritualità si salda alla fisicità, che la spiritualità moltiplica la percezione di tutti i sensi. Q uando dopo le ore di cammino trovi una sorgente che butta acqua capisci quanto dio è stato il dio che ha inventato l’acqua e quanto preziosa è. E nella fatica apprezzi non solo il bicchiere d’acqua, o il pane, ma anche l’amicizia, gli incontri. La montagna manda questi messaggi: anche gli odori, i rumori. Ma avete mai sentito il torrente correre? Chi si ferma a sedersi per sentire che l’acqua non fa differenze come noi, ma bagna tutti i sassi? Quelli neri e quelli bianchi, quelli limacciosi e quelli lucidi? Però bisogna essere umili per capire. Bisogna ascoltare. Spogliarsi di tutto quello di falso e apparente che c’è. Quando ascolto l’acqua di un torrente non mi importa niente della Ferrari, ma quando mancherà l’acqua - e mancherà - tutti questi Soloni che parlano di petrolio e di automobili avranno il terrore, perchè avranno ucciso il bene più prezioso del pianeta. Allora, con la montagna, avranno ucciso anche un pezzo di dio.

Mauro Corona

http://WWW.altoadige.kataweb.it/altoadige/arch_09/tn/commenti/firme/aa11b.htm

No responses yet

Mar 02 2002

Comunicato Stampa Operazione Mondiali per il Sesia

Operazione Mondiali per il Sesia

Dal 31 maggio al 2 giugno 2002 si terranno in Valsesia i Campionati Mondiali di Discesa in Canoa e Kayak (vedi sito www.wild-water.org per calendario e descrizione). Da diversi anni incombe sul Sesia, perla di acqua viva rimasta intatta dalla cementificazione, la minaccia della costruzione di 25 sbarramenti artificiali.
Tanti sono i progetti presentati, e due, quelli di Morca e Mollia, sono già in stato talmente avanzato nell’iter burocratico che l’inizio dei lavori incombe.

L’Operazione Mondiali per il Sesia rappresenta un’eccezionale opportunità per fare conoscere al mondo intero le minacce che pesano sul Sesia e che il “Comitato per la difesa del Sesia e dei suoi affluenti” affronta da anni.

Chiediamo al più grande numero possibile di Club e Associazioni di canoisti, pescatori, ed altri praticanti ed amanti dei fiumi e della montagna in Italia e nel Mondo, di preparare ed inviare uno striscione o una bandiera che porti la scritta : “SALVIAMO IL SESIA” nella lingua, idioma o dialetto locale, accompagnata da nome e paese del Club o Associazione.

Sabato 1° Giugno alle 17 si terrà una conferenza stampa a Scopello alla quale parteciperanno Fabio Balocco (CIPRA Italia),Valter Perotto (Coordinamento dei Comitati contro i piccoli impianti idroelettrici), Roberto Mantovani (Direttore della Rivista della Montagna), e Frederic Gilardone (Responsabile dell’Operazione Mondiali, per il Comitato per la difesa del Sesia). Sempre sabato 1° Giugno una fiaccolata in kayak sul fiume, la lettura sul palco dei Mondiali di temi di bambini delle scuole elementari della Valsesia, e una festa dei volontari difensori del fiume concluderanno la serata.

Chiediamo ai volontari, domenica 2 giugno 2002, durante la gara di discesa sprint sul Sesia, di disporsi lungo le sponde del fiume per alzare, in una gigantesca “ola”, le bandiere al momento del passaggio di ogni concorrente.

Si tratterà di un’azione di forte impatto mediatico, data la presenza di TV e Giornali da tutto il mondo. Un intervento non violento, determinato ma festoso, che vuole onorare il nostro sport, difendendo quello che di più prezioso ha: le acque pulite, libere e selvagge. Per terminare la giornata, sabato sera una grande festa riunirà a Scopello i difensori del fiume.

Al momento hanno aderito:

58 Club / Associazioni

13 Coordinatori

132 Volontari

Fred Gilardone - responsabile operazione
Alberto Faggioni -responsabile media e coordinatori Italia
Renato Murgolo -responsabile sito Web

Tutti i riferimenti per informazioni ed adesioni su: http://www.superspazio.it

No responses yet

Nov 16 2000

Da CNN on line: I Pericoli delle Dighe nel Mondo

Pubblicato da alfaggio in Rassegna Stampa

Da CNN online

Popoli e dighe: i costi dello sviluppo

L’industria delle dighe fattura 40.000 miliardi di lire

ogni anno. Le dighe forniscono il 19 per cento

dell’energia del mondo e permettono l’irrigazione

del 30-40 per cento del terreno coltivato sulla Terra.

In tutto il mondo dal 1950 a oggi sono costruite

45.000 grandi dighe. Per far posto alle acque, fra i

40 e gli 80 milioni di persone sono state spostate:

moltissime di loro hanno vissuto o vivono in uno

stato di assoluta povertà. Gli spostamenti

continuano al ritmo di 2-4 milioni di persone

all’anno. Sulle dighe negli ultimi anni si è

scatenata una guerra fra gli ambientalisti e

difensori dei diritti umani da una parte, e i governi e

i gruppi costruttori dall’altra.

Ora un rapporto indipendente accusa: lo sviluppo è

stato portato avanti a scapito delle popolazioni

coinvolte e dell’ambiente.

Popoli e dighe: i costi dello

sviluppo

nel rapporto della Commissione

mondiale

16 novembre 2000

Articolo messo in Rete alle 13:44 ora italiana (12:44 GMT)

Dure critiche a tutti i progetti

All’interno:

I diritti calpestati

Il quadro

L’utilità

Le nuove linee di azione

…e in futuro?

Articoli precedenti e siti

di Francesca Caferri

ROMA (CNNitalia) — Novecento

casi presi in considerazione in 56

Paesi, 17 pubblicazioni tematiche, 125

studi approfonditi ambientati in 56

Stati. Sono i numeri della

Commissione mondiale sulle dighe

(Wcd), che dopo due anni di lavoro

condotto insieme a 68 organizzazioni

di 34 Paesi ha presentato oggi a

Londra il suo rapporto finale: il più

completo studio mai effettuato sulla

situazione delle dighe e sulla gestione

delle risorse idriche ed elettriche.

“Consideriamo questo lavoro una

pietra miliare sulla strada dello

sviluppo nel XXI secolo”, ha spiegato

il professor Kader Asmal, presidente

della Commissione e ministro

dell’Educazione del Sudafrica.

Accanto a lui e a Nelson Mandela due

personaggi simbolo delle due facce

della medaglia dello sviluppo: la

commissaria Onu per i Diritti umani

Mary Robinson e James Wolfensohn,

presidente della Banca mondiale - il

principale finanziatore di dighe al

mondo.

Proprio dalla volontà di avvicinare i

due punti di vista su una questione

tanto delicata, nel 1997 nacque la

Commissione. Finanziata dalla Banca mondiale e dalle organizzazioni non

governative di tutto il mondo, aveva lo scopo di studiare i limiti e i benefici

dei progetti e mettere la parola fine alla battaglia fra i sostenitori delle dighe e

il movimento degli ambientalisti che in tutto il mondo si batte contro la loro

costruzione.

I diritti calpestati

I risultati dello studio sono a loro modo rivoluzionari. Pur ammettendo che le

dighe hanno dato un importante contributo allo sviluppo umano, la Wcd

mette l’accento su un argomento spesso secondario nel dibattito sullo

sviluppo, quello del rispetto dei diritti umani e dell’ambiente. “Troppo spesso

per arrivare ai benefici garantiti da una diga - recita la conclusione del

rapporto - sono stati pagati prezzi inaccettabili e spesso non necessari in

campo sociale e ambientale”.

Costi spesso ricaduti in maniera

sproporzionata sugli strati più poveri

della popolazione, sulle popolazioni

indigene e su altri gruppi sociali

particolarmente vulnerabili”. Sotto

accusa il numero delle persone

sradicate dalle loro terre per far posto

alle acque, la disinformazione sul loro

destino, gli inesistenti rimborsi in

termini di soldi e di terre: in una parola

il ruolo marginale dato all’impatto

sociale e ambientale di fronte alle

ragioni della crescita economica. “Una

diga - ammoniscono le conclusioni del rapporto - non dovrebbe mai essere

costruita senza l’assenso delle persone coinvolte”.

Il quadro

Secondo i dati della Wcd, negli ultimi 50 anni fra i 40 e gli 80 milioni di

persone - l’equivalente della popolazione della Spagna o della Germania -

sono state mandate vie dalle loro terre per far posto a una diga. In moltissimi

casi, i programmi di reinsediamento della popolazione non sono stati attuati o

sono falliti. Attualmente gli spostamenti proseguono al ritmo di 2-4 milioni di

persone l’anno, soprattutto in Cina e in India.

Dal 1950, 45.000 grandi dighe - ovvero costruzioni alte più di 15 metri -

sono state create per rispondere ai crescenti bisogni di acqua o di energia

elettrica: molte di più sono quelle di proporzioni minori.

Oggi quasi tutti i grandi fiumi del mondo sono interrotti nel loro corso da una

grande diga. Giganti che forniscono in tutto il 19 per cento dell’energia

utilizzata al mondo, permettono l’irrigazione del 30-40 per cento dei 271

milioni di ettari di terreno coltivato sulla Terra e in molti Paesi hanno

permesso la creazione di industrie e posti di lavoro. Ma che negli nello

stesso periodo hanno provocato la morte di 13.500 persone nel mondo

(Cina esclusa: Pechino non fornisce dati sull’argomento, ma dal 1950 a oggi

nella Repubblica popolare sono crollate quattro dighe) e distrutto la vita di

milioni di altre.

In tutto l’industria delle dighe fattura 20

miliardi di dollari l’anno, circa 40.000

miliardi di lire: negli anni ‘70 - quando

la costruzione di dighe toccò i livelli

massimi - in media due o tre grandi

dighe erano commissionate ogni giorno

in qualche parte del mondo.

L’utilità

Ma quanto sono realmente serviti

questi giganti di cemento? “Nella

costruzione delle grandi dighe - spiega

il rapporto - c’è una spiccata tendenza a ritardi in termini di tempo e ad

aumenti dei costi. Inoltre, c’è una considerevole porzione di fallimenti nel

raggiungimento degli obiettivi, sia dal punto di vista economico che fisico

(irrigazione e fornitura di acqua n.d.r.)”.

“Gli impatti sui fiumi e sugli ecosistemi sono stati più negativi che positivi -

sottolinea il rapporto - gli sforzi fatti per limitare i danni alla natura sono stati

insufficienti”. Ma non basta: “Ancora più significativo è il fatto che i gruppi

sociali che maggiormente hanno dovuto sopportare i costi derivati dalle

dighe, spesso non sono stati quelli che ne hanno ricevuto benefici in termini

di acqua, elettricità o sviluppo sociale”.

Alla luce di queste considerazioni negli ultimi anni molti Paesi hanno scelto di

seguire altre strade nell’ambito della politica idrica e energetica: alcuni hanno

anche iniziato a smantellare le dighe e a promuovere iniziative di recupero

degli ecosistemi danneggiati. Politiche costose che soltanto i Paesi più ricchi

possono permettersi: nelle nazioni con economie arretrate e con popolazione

- e quindi bisogni idrici ed energetici - crescente le dighe sono ancora una

scelta economica di primo piano. Attualmente il Paese con maggiori progetti

in fase di realizzazione è l’India, dove sono in costruzione un numero di dighe

variabile da 960 a 695 a seconda delle fonti. Seguono la Cina (280) e la

Turchia (193).

Le nuove linee di azione

Per questo, nella conclusione del suo rapporto la Commissione ha

raccomandato l’adozione di un quadro di azione diverso. Sono state

individuate sette priorità strategiche da rispettare nel progettare una diga:

valutazione d’impatto complessiva (quindi anche sociale e ambientale),

ricerca di alternative, tentativo di sfruttamento più ampio delle dighe già

esistenti, conservazione dell’ecosistema, allargamento dei benefici a fasce più

ampie di popolazione, dando la priorità a chi è maggiormente colpito dal

progetto.

La Commissione raccomanda inoltre

di ascoltare e considerare i diritti delle

popolazioni interessate, il cui parere

deve essere un elemento vincolante

nelle scelte sul progetto. E infine -

raccomanda la Wcd - deve essere

garantita una politica di condivisione

delle risorse idriche fra Paesi: no

dunque al blocco unilaterale delle

acque da parte delle nazioni che

controllano l’alto corso o le sorgenti di

un fiume.

…e in futuro?

La Commissione raccomanda la revisione in base a queste linee dei progetti

attualmente in corso, molti dei quali duramente contestati proprio per il

mancato rispetto degli aspetti sociali e ambientali. “Se le linee guida

raccomandate dalla Wcd fossero state seguite in passato - commenta

Patrick Mc Cully di International Rivers Network, una delle principali

associazioni ambientaliste del mondo - molte dighe non sarebbero mai state

costruite: fra quelle in costruzione oggi che violano apertamente questi

principi ci sono quella di Ilisu in Turchia, quella sul Narmada in India e quella

delle Tre Gole in Cina”.

Le linee guida della Commissione però non sono vincolanti: per capire se

avranno un effetto reale sulla politica di sviluppo dei prossimi anni, bisognerà

vedere come saranno recepite dai governi e dai consorzi costruttori delle

dighe. “Questo lavoro è un passo avanti importantissimo - ammette

comunque Antonio Tricarico della Campagna per la Riforma della Banca

mondiale, che da anni si batte contro la costruzione di nuove dighe - perché

riconosce il diritto delle popolazioni a dire la loro e ad avere dei

risarcimenti”.

“Per i costruttori di dighe gli errori passati sono serviti soltanto ad accrescere

l’imponente arco della loro curva di apprendimento - commenta la scrittrice

indiana Arundhati Roy, sostenitrice del movimento anti-dighe del suo Paese

- è ora che capiscano che questo arco ha distrutto la vita di milioni di

persone”.

ARTICOLI PRECEDENTI:

Questa diga non sta in piedi, dubbi europei sul progetto turco

13 novembre 2000

La Corte suprema dice sì alla mega-diga sul Narmada

20 ottobre 2000

SITI COLLEGATI:

International rivers network e la Wcd

La Commissione mondiale sulle dighe

Campagna per la riforma della Banca mondiale

Gli amici del Narmada

Consiglio mondiale dell’acqua

NB: Le pagine si apriranno in un’altra finestra del vostro

browser

Il link ai siti esterni non implica riconoscimento da parte di

CNNItalia.

No responses yet

Oct 04 2000

Da C.I.P.R.A. Italia, Ottobre 2000

da: CIPRA-Info n°58 (ottobre 2000)

Il fiume Sesia è in pericolo

Il fiume Sesia ed i suoi affluenti principali costituiscono un ecosistema fluviale che si caratterizza per un considerevole livello di naturalità. Tuttavia esistono una serie di richieste per prese d’acqua ed imbrigliamento a scopo idroelettrico che interesserebbero i corsi d’acqua valsesiani. Vi è poi la situazione paradossale di un impianto artificiale per la pratica della canoa. In questo caso il fiume Sesia verrebbe deviato con un canale artificiale. Per evitare la compromissione di uno dei fiumi più belli d’Italia si è costituito il “Comitato per la tutela del Sesia” che il 9 aprile scorso ha organizzato un’ingente manifestazione di protesta contro i progetti che andrebbero a danneggiare irreversibilmente il fiume. A preoccuparsi sono, oltre a molti degli enti locali della valle, le associazioni di canoisti e le scuole di canoa che operano in zona, i pescatori, ma anche di privati cittadini.

CIPRA-Italia

No responses yet

« Prev